Luglio-Agosto-2014
9 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXI - Numero 7-8 - Luglio-Agosto 2014 di ridondanza di segnale, ovvero di una mo- le tale di informazioni che il singolo indivi- duo non può gestire e che viene perciò fil- trata da terzi (ad es., i motori di ricerca). Le difficoltà non sono date principalmente dalla quantità delle informazioni, quanto piuttosto dal possesso degli strumenti per selezionarle e organizzarle. Il problema non è innanzi tutto cognitivo, quanto piuttosto di un senso mediante il quale operare: «Sia- mo di fronte a una nuova versione –«soft»- del totalitarismo», dove oramai, sostiene M. Racalcati, «L’uomo libero è un uomo ridotto a una pura spinta a godere, a una macchina di godimento che non realizza affatto quel- la promessa di liberazione che tale macchi- na sembra invece alimentare» (5). Nella temperie attuale saltano dunque i confini e i ruoli che hanno connotato l’atto educativo, sia nella famiglia sia nella scuo- la. Il genitore-educatore ha lasciato il posto al genitore-figlio, che ha rinunciato al pro- prio ruolo non perché non fornisce più i mezzi di sostentamento alla prole, ma per- ché ha rinunciato a quella differenza gene- razionale che permette all’immaturo di rap- portarsi con l’adulto e, così, di crescere. L’assenza degli adulti, rinunciatari di fronte alla necessità delle nuove generazioni di avere un termine di paragone e di confron- to, da interiorizzare e superare con nuove e personali percorsi, invece di produrre mag- giore libertà origina compiacenza narcisisti- ca, nella vana rincorsa di un’eterna giovi- nezza, illusoria soddisfazione di genitori non cresciuti e di figli adultizzati. Gli effetti si manifestano in diversi aspetti della vita so- ciale, che vanno dal rispetto delle istituzio- ni, alla «eclissi del discorso educativo, cadu- ta di un senso della vita condiviso, incapaci- tà di costruire legami sociali condivisi» (6). «A scuola, alle medie come alle superio- ri, il professore o l’educatore non sembrano più rappresentare un simbolo sufficiente- mente forte per i giovani: la relazione con l’adulto è infatti percepita come simmetri- ca. Nel senso che non esistono più una dif- ferenza, un’asimmetria, in grado di instau- rare automaticamente un’autorità e di co- stituire al tempo stesso un senso e un con- testo propizi alla relazione» (7). Manca, o è indebolita, il ruolo di chi tradizionalmente esercitava la «funzione paterna», ovvero quella di riconoscere l’immaturo come me- ritevole di attenzione e d’insegnamento, come meritevole di ereditare la tradizione culturale –non solo economica- della fami- glia e della società. Tra le molteplici cause, vi è l’antiautoritarismo, generato dallo scetticismo più che da una prospettiva dia- logante, con cui spesso anche a scuola si è confuso il dovere-diritto proprio della fun- zione docente di insegnare, con un malinte- so atteggiamento democratico: «Quello che devo pretendere non è la neutralità del- l’educazione, ma il rispetto a tutta prova nei confronti degli educandi, degli educato- ri e delle educatrici» (8). Se l’adulto non ha nulla da tramandare, se ritiene che non vi sia alcunché che meriti di essere veicolato, le nuove generazioni rimangono sole e, pri- ve degli strumenti per procurarsi il sapere, sono in balia dei «falsi maestri». Educare ri- chiede infatti generosità, che è dote ben di- versa dall’autoritarismo: il secondo si basa sul potere, la prima invece sulla ricchezza e sulla fecondità. Solo chi ha può offrire, sen- za imporre. L’atteggiamento con cui l’inse- gnante entra in aula, prima ancora della le- zione, dice , o nega, che vi sia un senso in ciò che si accinge a dire. Come ogni gruppo si costituisce per un fine preciso, così la classe ha come scopo precipuo quello della trasmissione di sensi e significati che la so- cietà ha sperimentato buoni per la persona e che, per questo, lo Stato ritiene sia bene (5) M. R ECALCATI , Il complesso di Telemaco. Genitori e figli dopo il tramonto del padre , Feltrinelli, Milano, 2013, p. 49 sg. (6) Idem, p. 60 (7) M. B ENASAYAG – G. S CHMIT , cit., p. 25; cf. M. R ECALCATI , cit., p. 65 «Di fronte a una bocciatura i genitori tendono ad allearsi ai loro figli più che con gli insegnanti; possono cambiare scuola o impugnare la loro causa rivolgen- dosi ai giudici del Tar; l’assunzione di una posizione educativa suscita il sospetto di esercitare un potere arbi- trario …» (8) P. F REIRE , Pedagogia dell’autonomia , EGA, Torino, 2004, p. 88, cf. anche p. 57
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