Luglio-Agosto-2012

bito l’attenzione del nostro Sinodo. Dategli merito di questo almeno, voi umanisti mo- derni, rinunciatari alla trascendenza delle cose supreme, e riconoscerete il nostro nuo- vo umanesimo: anche noi, noi più di tutti, siamo i cultori dell’uomo. […] Una corrente di affetto e di ammirazione si è riversata dal Concilio sul mondo umano moderno». La preoccupazione ecclesiale per l’educazione Da questo punto di vista, il testo della GE va ben oltre il carattere di documento storico ecclesiale, di indubbia significanza culturale, e assurge a vivente espressione della preoccupazione ecclesiale per l’edu- cazione e la sorte delle generazioni in cre- scita nella società contemporanea. Si potrebbe dire che «la categoria del- l’educazione accompagna tutto il Concilio ed è penetrata da tutta la sua dottrina» (mini- stero). Non per nulla si è detto che il Conci- lio Vaticano II è stato soprattutto un concilio pastorale. Non per proclamare verità, ma per portare la «buona novella», il Vangelo di salvezza, di libertà, di piena umanizzazione che è la «sostanza» del mistero dell’Incarna- zione di Gesù, che nello Spirito ci fa «figli nel Figlio» di Dio Padre, «grande nella mise- ricordia e ricco nell’amore». L’educazione è il «medium» pastorale per eccellenza del- l’evangelizzazione: sempre e in specie per il nostro tempo, tempo delle libertà e della cultura dei diritti umani. Il senso profondo della GE per l’oggi dell’educazione, specie di quella che si vuole «cristianamente ispirata» La GE esprime (vorrebbe esprimere) la preoccupazione di una Chiesa «esperta in umanità», la quale – seguendo il suo Signore Gesù, che è venuto per servire e ha condivi- so in tutto, eccetto il peccato, la condizio- ne umana – si sente chiamata a prendersi «cura dell’uomo», «prima via della Chiesa» (Enc. Centesimus annus, n. 62). È qui che si coglie tutto il significato del- la GE, ancora oggi: starei per dire soprat- tutto oggi, dovunque si voglia essere educa- tori e fare educazione in maniera «cristia- namente ispirata». In sé il documento è frutto di tanti successivi rifacimenti e ag- giustamenti, talora compromissori o sempli- cemente giustapposti. A sua volta la Dichia- razione non è una raccolta di norme pronte per l’uso. Costituisce piuttosto il fondamen- to di una nuova «cultura dell’educazione». È pertanto da leggere e attuare nella linea del principio metodologico conciliare della duplice fedeltà, a Dio e all’uomo, per giun- gere a «quell’autentico rinnovamento» o «aggiornamento» (che sono pure le due pa- role «magiche» di tutto il Concilio) della Chiesa e della sua azione nel mondo con- temporaneo. Infatti è in essa che si com- prende quel dare centralità effettiva, e non solo proclamata, alla persona umana, con- creta, singola o gruppo comunitario o col- lettivo («con il nome e con il cognome», non in astratto), che la GE esprime di conti- nuo: rivendicandone la suprema dignità, ma anche praticandone la concreta tutela e di- fesa con la promozione dei diritti umani (tra cui in primo luogo quelli della vita, ma anche quelli dell’occupazione e di un lavoro umanamente degno per tutti e per i giovani in particolare); ponendo «politicamente» la richiesta di condizioni di vita civili e demo- cratiche per tutti e ognuno, per le famiglie, per i gruppi e per le comunità; così come la richiesta di cultura, di alfabetizzazione, di educazione e di coscientizzazione, di acqui- sizione di competenze per la partecipazione al mondo della produzione e a quello della costruzione solidale e fraterna della «città per l’uomo». * * * Non dovrà essere questo lo spirito con cui andiamo al Congresso, pensando al ser- vizio educativo agli studenti e alle studen- tesse con cui cresciamo insieme? A presto don Carlo 5 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXIX - Numero 7-8 - Luglio-Agosto 2012 S p i r i t u a l i t à

RkJQdWJsaXNoZXIy NTYxOTA=