Luglio-Agosto-2012

LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXIX - Numero 7-8 - Luglio-Agosto 2012 4 La Dichiarazione conciliare «Gravissimum educationis» Questa volta – proprio in prossimità del Congresso Nazionale – vorrei richiamare bre- vemente la Dichiarazione conciliare «Gravis- simum Educationis» (d’ora in poi GE), che è quella che più direttamente ci interessa. Il testo Come la maggioranza dei documenti con- ciliari, anche la Dichiarazione conciliare GE fu frutto di un lungo e complesso lavoro preparatorio; e fu il risultato della fusione di schemi inizialmente separati: lo «Schema Constitutionis de Scholis Catholicis», lo «Schema Decreti de Universitatibus Catholi- cis», lo «Schema Decreti de Studiorum Ec- clesiasticorum Universitatibus». In modo si- mile a quanto avvenne per altri documenti conciliari (si pensi ad esempio alla Costitu- zione Lumen gentium sulla Chiesa), il dibat- tito preparatorio portò, a un certo punto, a un cambiamento di prospettiva molto signi- ficativo: dagli argomenti specifici e tradi- zionali (scuole cattoliche, università cattoli- che e università ecclesiastiche) si arrivò al più ampio e globale discorso dell’educazio- ne in genere e di quella cristiana in partico- lare. La GE ebbe otto redazioni e fu appro- vata, ormai alla fine del Concilio, il 28 otto- bre 1965. Una felice sintesi della dichiara- zione fu data da papa Paolo VI il giorno con- clusivo del Concilio, l’8 dicembre 1965: «Di fronte allo sviluppo attuale della istruzione e dell’educazione dei giovani e degli adulti grazie ai mezzi più diversi che si vanno sem- pre più perfezionando, questa Dichiarazione si propone di fissare alcuni principii fonda- mentali sulla educazione cristiana, soprat- tutto nelle scuole. Questi principii, dovran- no essere in seguito sviluppati e applicati secondo le situazioni dei vari paesi. Il testo sottolinea il diritto inalienabile di ogni uo- mo a una educazione pienamente e vera- mente umana e quella di ogni battezzato a una educazione cristiana; e ricorda i diritti e i doveri che ne scaturiscono sia per la per- sona come per la famiglia, la società e la Chiesa. Il testo spiega il ruolo delle scuole e delle università cattoliche e dà delle diret- tive affinché queste istituzioni adempiano pienamente quel servizio che è la loro ra- gion d’essere, sul piano della formazione umana e religiosa». Espressione della coscienza ecclesiale maturata nel Concilio vaticano II Ma oltre che un testo, la GE è un’espres- sione significativa di quella coscienza eccle- siale che è venuta maturando proprio nel- l’esperienza insieme umana, culturale e spi- rituale che fu il Concilio Vaticano II e che ri- spetto a una certa tradizione la quale arri- vava a vedere la Chiesa quasi sono come chiesa-istituzione (anzi secondo alcuni quasi una «società perfetta») portò invece in pri- mo piano la figura della Chiesa-mistero, della Chiesa-corpo mistico di cui Cristo è il capo, della Chiesa «Lumen Gentium», insie- me «madre e maestra» e soprattutto la Chiesa della Gaudium et Spes , sacramento di salvezza per il mondo, che afferma come «le gioie e le speranze, le tristezze e le an- gosce degli uomini d’oggi, dei poveri so- prattutto e di tutti coloro che soffrono, so- no pure le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo» e che crede che «nulla vi è di genuinamente uma- no che non trovi eco nei loro cuori» ( Gau- dium et spes , 1 Proemio). Mi sembra molto significativo a riguardo un passaggio dell’«Allocuzione» di Paolo VI al termine del Concilio, l’8 dicembre 1965: «La religione del Dio che si è fatto Uomo s’è in- contrata con la religione (perché tale è) dell’uomo che si fa Dio. Che cosa è avvenu- to? Uno scontro, una lotta, un anatema? Po- teva essere; ma non è avvenuto. L’antica storia del Samaritano è stata il paradigma della spiritualità del Concilio. Una simpatia immensa lo ha tutto pervaso. La scoperta dei bisogni umani (e tanto maggiori sono, quanto più grande si fa il figlio della terra) ha assor- S p i r i t u a l i t à

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