Luglio-Agosto-2012
LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXIX - Numero 7-8 - Luglio-Agosto 2012 42 Un tale nodo intralcia il dispiegarsi di una nuova pedagogia del lavoro, in quanto il tentativo di inglobare l’esito del tirocinio in una valutazione sommativa di tipo discipli- nare lascia poco spazio ad un, peraltro evi- dente, cambiamento dei giovani, diminuen- do spesso la motivazione di questi ultimi nei confronti dello studio. Alternanza non è dunque vista in senso organizzativo di componenti di un unico curriculum che magari i giovani potrebbero contribuire a costruire, ma in senso filosofi- co e cioè come è nella storia della nostra cultura in ordine di importanza. A poco serve, come si può vedere dalla scuola in atto, che il nuovo ordinamento de- gli istituti professionali preveda una notevo- le flessibilità del curricolo scolastico per trovare sempre più occasioni di raccordo con il mondo del lavoro, perché poi vengono posti vincoli stringenti sia nella disponibilità del personale della scuola, sia nella discipli- na di avvicinamento al titolo di studio fina- le, che vanta appunto valore legale per tut- ti gli studenti. Per fugare ogni dubbio circa l’uguaglian- za dei diritti, anziché di alternanza possia- mo parlare di alleanza tra studio e lavoro, fermo restando la necessità di una maggiore autonomia e flessibilità organizzativa delle scuole, compresa la gestione del personale stesso, su un’intesa tra stato, regioni e par- ti sociali, come è avvenuto per i profili pro- fessionali in uscita, per la programmazione territoriale del servizio. La riforma del titolo quinto della Costitu- zione ha creato un nuovo contenitore deno- minato «istruzione e formazione professio- nale» che sul piano istituzionale ha ancora bisogno di sedimentare soprattutto in rela- zione alle competenze dello stato nel rila- sciare i diplomi quinquennali e delle regioni per quanto riguarda le qualifiche triennali, ma su quello formativo e professionale po- trebbe costituire il rilancio di un settore strategico per il nostro sistema locale, na- zionale e oggi anche nel confronto europeo. Se però si guarda alla popolazione scola- stica che abita questo settore: statale-re- gionale, ci si rende conto della grave diffi- coltà in cui si trova nel poter raggiungere obiettivi di qualità. Si parla ormai di terzo canale, cioè quello al termine di un percor- so di studi accidentato, spesso costellato di ripetenze, di abbandoni e recuperi, di situa- zioni socio-culturali disastrate, di immigra- zione, di disagio sociale. Insomma anche qui c’è dispersione se si pensa che sono circola- te idee non tanto tempo fa secondo le quali ci poteva essere l’apprendistato come ulte- riore canale di contenimento. Con la recen- te riforma del mercato del lavoro si spera che quest’ultima opportunità possa davvero invertire la tendenza e ricominciare a risali- re anche per gli altri percorsi, fino ad arri- vare ad un’autentica pari dignità ed effica- cia degli stessi. Siamo ad un crocevia politico e pedago- gico dove il lavoro va riproposto ai giovani non solo sul piano dell’etica della persona e della soddisfazione economica, soprattutto in un periodo di crisi occupazionale, ma co- me capacità di indirizzare il cambiamento e di innovare. Formazione e lavoro come fac- ce della stessa medaglia: insieme devono poter stimolare la crescita, delle persone e della produzione, impegnandosi su diversi ambienti di apprendimento. È necessario intervenire al più presto (gli strumenti legislativi ci sono già) sul governo dell’intero settore: istruzione e formazione professionale, in modo da poter ridare fiato ad una realtà oggi piuttosto problematica e de- pressa, sia per gli alunni che per gli operatori. Occorre una nuova didattica tra scuola e impresa, ruoli diversi, ma una contaminazio- ne profonda nelle strategie metodologiche e apprenditive: esperienza e conoscenza per costruire la competenza. Metodi attivi, l’in- segnamento per problemi e lo studio di casi aziendali; laboratori, lavorare in team, iden- tificare situazioni connesse all’esercizio di capacità di lettura, scrittura, ecc. Le varie metodologie di approccio e di so- luzione dei problemi servono ad entrare in contatto con la realtà, ad interpretarla, a trasformarla. Collegare il caso aziendale co- me elemento concreto di individuazione e so- luzione di problemi con i processi di sistema- tizzazione della conoscenza e della meta co- gnizione, per rendere capace di innovazione. Niente più di questa situazione formati- va, sia per il rinforzo alla motivazione ed all’orientamento, sia per le evidenti diffi-
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