Luglio-Agosto-2012
LA VALUTAZIONE SCOLASTICA E LATUTELA GIURISDIZIONALE Angela Giardinaro, Presidente provinciale UCIIM Catania L a valutazione rappresenta sicuramente la funzione educativa che risente più delle altre delle trasformazioni avve- nute nel sistema scolastico sia sul piano qualitativo che su quello quantitativo. Nelle scuole, già da tempo si avverte l’inadeguatezza dei modelli delle pratiche valutative tradizionali e la limitatezza di un compito solitamente inteso come espressio- ne di apprezzamenti sugli allievi, cresce inoltre nei docenti la consapevolezza che le modalità di accertamento del profitto prati- cate sono poco funzionali. Per lungo tempo la valutazione ha opera- to come uno strumento di un sistema edu- cativo atto ad allontanare quanti non rien- trassero all’interno di certe caratteristiche di tipo intellettuale e di comportamento, facendo assumere a voti e giudizi il signifi- cato di una dichiarazione di accettabilità o meno dei sistemi di valori propri degli allie- vi, a prescindere del livello di apprendimen- to raggiunto. In Italia, si è dato inizio a una riflessione seria sulla valutazione quando è stato chia- ro che la scuola doveva migliorare i suoi or- dinamenti e le sue strategie, per poter ri- spondere a esigenze che si facevano sempre più ampie. In pratica, man mano che la scuola diventava di massa, imponeva ai go- verni strategie d’insegnamento e di valuta- zione più attente, più sofisticate, più ri- spondenti alla necessità di promuovere cul- tura e conoscenze. In questo contesto si in- serisce la «Programmazione educativa e di- dattica», adottata nell’intera scuola del- l’obbligo con la legge n. 517/77 (1), con la quale furono aboliti i voti e fu introdotta la pratica del giudizio. Ebbe così inizio una lunga stagione di ricerca, sperimentazione e innovazione, contrassegnata anche da un succedersi di proposte e di documenti valu- tativi (la scheda personale dell’alunno) fi- nalizzati a costruire una pratica assoluta- mente nuova del valutare, che interessasse non solo i momenti terminali dello studio di un alunno, ma anche e soprattutto quelli iniziali (la valutazione in ingresso), quelli di percorso (la valutazione continua) e quelli, ovviamente, conclusivi. La cultura della valutazione, dopo l’inno- vazione del 1977 e, dopo circa venti anni di ricerca teorica e pratica, richiedeva un coinvolgimento della totalità degli inse- gnanti e, soprattutto, degli alunni e dei ge- nitori. Nel 1996, con la circolare 491 (2), fu adottata una nuova scheda, valida per l’in- tera scuola dell’obbligo, la quale, per certi versi, semplificava le operazioni valutative, per altri, però, le impoveriva sotto il profilo concettuale. Infatti, al fine di rendere più agevole l’operazione valutativa e la lettura della scheda da parte degli alunni e delle loro famiglie, furono eliminati i giudizi per discipline e sostituiti con semplici aggettivi, ovviamente più immediati alla lettura, ma scarsamente informativi sotto il profilo ana- litico. I livelli rimasero sempre cinque, con questa distribuzione: non sufficiente , suffi- ciente , buono , distinto , ottimo , già utiliz- zati sui diplomi al termine degli esami di Stato della terza media. Ovvio che, se una valutazione di questo 29 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXIX - Numero 3-4 - Marzo-Aprile 2012 (1) Legge 4 agosto 1977, n. 517. «Norme sulla valutazione degli alunni e sull’abolizione degli esami di riparazione nonché altre norme di modifica dell’ordinamento scolastico» (Pubblicata nella G.U. 18 agosto 1977, n. 224). (2) Circolare 491 del 7 agosto 1996 inerente la «Valutazione degli alunni della scuola elementare e dell’istruzione secondaria di primo grado».
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