Luglio-Agosto-2012
27 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXIX - Numero 7-8 - Luglio-Agosto 2012 L’educazione come fatto, come possibilità e come avventura Nel 1988 partecipai con lui, col rettore Schiavinato, col prof. Cazzullo e col prof. Rumi ad una tavola rotonda organizzata da don Francesco Brugnaro, allora assistente ec- clesiastico alla Statale e attua- le arcivescovo di Camerino, sul tema della let- tera pastorale « Dio educa il suo popolo ». Dopo i saluti di rito, Martini en- trò nel merito con questa do- manda: «Sare- mo capaci di trasmettere i nostri valori alle prossime imme- diate generazioni?». Questo fondamentale quesito si frammentava in una pioggia di domande, che in certo senso hanno antici- pato la problematica di questo decennio, che la CEI ha dedicato all’educazione. Nella sua vastissima produzione scritta si trovano tutti i fondamentali temi educativi del no- stro tempo. La lettera citata ha l’andamento di una sinfonia, in cui compare ad un certo punto il tema generatore, il leit motiv che ha da- to il titolo a tutto il discorso. È un fatto che l’educazione avviene, anche se non abbia- mo la certezza di raccogliere i frutti della nostra seminagione. Con noi ha funzionato, nel senso che abbiamo avuto dei maestri. E in ogni caso, anche se noi sperimentiamo la nostra incapacità di educare, la Bibbia e in generale la storia ci dimostrano, sia pure con un’ermeneutica di buona volontà, che Dio educa il suo popolo. Neanche Lui ha di- mostrato la sua onnipotenza, di fronte alla libertà dell’uomo. E Gesù maestro è stato tradito e abbandonato anche dai suoi disce- poli. Non per questo ha smesso di insegnare e di educare, vivendo e raccomandando la comunione e la partecipazione, col dialogo e con l’esempio. Non vale insomma, nel- l’educazione, la regola del tutto o niente, ma quella del coraggio fiducioso, anche contra spem . Martini in quel convegno, di cui conservo gli atti ( Educare all’Università , Poligrafo, Mestre), citò a questo proposito un pensiero di Romano Guardini, che parlava di tre virtù necessarie per affrontare l’educazione, in vista di un futuro sempre più incerto e com- plesso. Si tratta dell’ onestà intellettuale , del coraggio di andare oltre il limite , dovu- to alle difficoltà crescenti, per allontanare il caos morale che incombe sull’Universo, e della libertà interiore . Parlando all’Univer- sità, Martini chiedeva ai docenti di coltivare queste virtù, perché, «nella comunicazione viva di esperienze, di sofferenze, di proble- mi, si può aiutare a riflettere e poi a cam- minare verso il meglio». Qui parlava l’edu- catore, non il raffinato filologo ed erme- neuta della Bibbia, che aveva fatto lezione in latino alla Gregoriana, prima che papa Wojtyla, a sorpresa, lo inviasse sulla catte- dra di Ambrogio, che avrebbe tenuto dal 1979 al 2002. La pazienza, la sofferenza e il coraggio Qualche tempo dopo mia moglie Maria Bona, catechista in S. Gregorio, scrisse al Delegazione UCIIM in partenza per Colonia: don Carlo Nanni, Luciano Corradini, card. Carlo Maria Martini, Giovanni Macchia
Made with FlippingBook
RkJQdWJsaXNoZXIy NTYxOTA=