Luglio-Agosto-2012
25 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXIX - Numero 7-8 - Luglio-Agosto 2012 istituzioni scolastiche che liberamente han- no deciso di attivare tale insegnamento in via sperimentale. Del resto se leggiamo tale documento con mente aperta non possiamo non accorgerci che esso delinea un curricolo verticale di C&C, dalla scuola dell’infanzia fino alla secondaria di secondo grado, sup- ponendo uno spazio curricolare specifico per una disciplina autonoma. Tra il 2009 e il 2010 il ministro Gelmini ha fatto emanare i decreti attuativi che portano a regime l’assetto ordinamentale del primo e del secondo ciclo. Gli ordinamenti del primo ciclo sono stati rivisti con il DPR n. 89 del 20 marzo 2009, il quale, per quanto riguarda l’insegnamento di C&C nella scuola primaria si limita a ricordare la Legge 169/2008, men- tre per la secondaria di primo grado si preci- sa che l’insegnamento di C&C «è inserito nel- l’area disciplinare storico-geografica» (art. 5, comma 6). Il secondo ciclo viene riordinato mediante tre Decreti (DPR nn. 87, 88 e 89 del 15 marzo 2010), riguardanti gli Istituti profes- sionali, gli Istituti Tecnici ed i Licei, con un ri- ferimento esplicito all’insegnamento di C&C in tutti e tre i regolamenti, ben precisando che «attività» e «insegnamenti» relativi a C&C «coinvolgono tutti gli ambiti disciplinari» e si sviluppano entro il monte ore delle disci- pline già esistenti. Il paradosso è evidente: il do- cumento di indirizzo del 4 marzo 2009 presenta un «curricolo ver- ticale» prefigurando una vera e propria disciplina, mentre i de- creti con i regolamenti attuativi «dimenticano» di creare quello spazio in modo specifico. L’ambi- guità non viene superata dalla circolare «esplicativa» (C.M. n. 86 del 27 ottobre 2010) emanata dal MIUR dopo la pubblicazione dei decreti, in cui da un lato si afferma che C&C rappresenta un «insegnamento con propri conte- nuti che devono trovare un tem- po dedicato per essere conosciuti e gradualmente approfonditi», ma simultaneamente si sottoli- nea come esso sia «una risorsa straordinaria di trame trasversali generative di saperi, competen- ze, motivazioni, atteggiamenti, comporta- menti, pratiche, azioni», salvo precisare in modo netto ed esplicito che «non è una disci- plina autonoma e dunque non ha un voto di- stinto». Nulla vieta che le scuole possano at- tivare in autonomia tale insegnamento, ma in uno scenario normativo come quello delinea- to sembra improbabile che molte istituzioni trovino il coraggio di ritagliare con fatica (in orari diminuiti per molte discipline) uno spa- zio per C&C. Quale che sia la soluzione scelta dalle scuole, entro i confini dell’attuale normati- va, in ogni caso si può immaginare che C&C svolga un ruolo di raccordo tra i diversi pro- getti educativi che si muovono nell’ambito della cittadinanza. Tra questi vorremmo an- cora sottolineare l’importanza dei progetti di educazione stradale , che – oltre a colle- garsi ad alcuni adempimenti in qualche mi- sura obbligatori – vanno ad intercettare un’esperienza in cui gli studenti sono chia- mati ad esercitare una forma di cittadinan- za (la «cittadinanza stradale»), anche assu- mendosi le proprie responsabilità rispetto ai loro comportamenti. Si tratta di esperienze «vitali» e profondamente educative, attra- verso le quali passa il senso di cittadinanza delle nuove generazioni.
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