La Scuola e l'Uomo - n. 5-6-Maggio-Giugno 2021

LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXVIII - Numero 5-6 - Maggio-Giugno 2021 7 di appagamento pieno attraverso il piacere delle cose. Quando la ricerca di godimento è frutto di un rapporto narcisistico, il mondo che ci circonda perde la sua capacità rela- zionale e la categoria del dono che apre alla gratitudine viene sostituita dal possesso che apre all’avidità. Ne consegue una società avara che non è più capace di amore interessato al bene al- trui, e l’aumento di nuove dipendenze è un sintomo di questa incapacità ad aprirsi all’al- tro riconoscendo che la relazione autentica, dove la fragilità non è da mascherare, è vei- colo di felicità. Gli effetti del distanziamento sociale so- no molteplici e potremo averne piena lettura solo nei prossimi anni. Intuiamo, già, che ha portato a contenere l’angoscia trasforman- dola in paura dell’altro e quindi nell’isola- mento per stare sicuri. Ciò sta avendo delle conseguenze rilevanti perché non si tratta solo di evitare l’incontro ma, anche, di spe- gnere emotivamente la carica di desiderio ed affetto per l’altro, una sorta di implosione emotiva. Lo slogan mediatico che fa del di- stanziamento il modo per custodirsi e custo- dire l’altro a cui si vuole bene, di fatto è un messaggio ambivalente in quanto porta ad una ricomprensione del senso di custodia e di cura di sé e dell’altro. Quello che ci rende umani è la vicinanza ed il contatto sociale, la capacità di prossimità e di legame, ed è da questa intesa che nasce il patto familiare e il riconoscersi famiglia. Intendiamo la famiglia intesa non come condominio che raccoglie individui anonimi ma la famiglia quale luogo protettivo formato da persone in relazione di questo modo di vivere la globalizzazione. È crollato il modello individualistico che pensa- va di potere creare comunità a partire dall’u- nità economica e quindi dai consumi. L’avere sacrificato valori portanti quali il bene comu- ne o il diritto al futuro, alla cultura, al lavo- ro, alla vita spirituale, in cambio di un utile immediato, ha svalutato la qualità dell’esi- stenza nel pianeta illudendo che ciascuno poteva salvarsi da solo e, così, trovare felici- tà e appagamento. Il capitalismo finanziario invece, come sottolinea papa Francesco, ha prodotto un’emarginazione che ha strappa- to a milioni di esseri umani la dignità di un quotidiano privo di stenti e, alle nuove gene- razioni, la possibilità di aprirsi al futuro. Lo scarto sociale che ne deriva ha schiacciato interi popoli su un piano immanente di so- pravvivenza, cristallizzandoli in una continua emergenza per continuare ad esserci. Il conseguente stato di emergenza, ridu- cendo la vita al «qui e ora», ha privato di visione e cioè di capacità progettuale. Le periferie urbane costituiscono solo uno dei prodotti di questo assetto e le conseguenze sul piano educativo e pedagogico sono espo- nenziali. Se la Sicilia ha indici di dispersione scolastica così alti è necessaria una riflessio- ne sul sistema socio-culturale che la procura e di cui i minori sono solo l’ultimo tassello del processo di marginalizzazione. Se assistiamo al diffondersi di molte esi- stenze frammentate, spesso è perché l’eva- sione appare come l’unica alternativa salvi- fica per lenire il vuoto lasciato dalla illusione di felicità riposta, ad esempio, nel possesso di oggetti o di persone e cioè nella ricerca

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