La Scuola e l'Uomo - n. 5-6-Maggio-Giugno 2021

LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXVIII - Numero 5-6 - Maggio-Giugno 2021 6 L a questione del conflitto è un tema centrale per lo sviluppo e la conviven- za umana, direi che il conflitto in modo analogo alla funzione che il gioco ha per i piccoli, permette di esplorare la realtà circo- stante, il mondo relazionale, il confronto con il limite, con le regole, con il riconoscimento dell’altro. A volte si è assunta una visione edulco- rata del conflitto, confondendone la valen- za: se pensate ad un bambino che litiga con un coetaneo spesso è tacciato di cattiveria; mentre uno che rimane per ore di fronte ad un display è considerato pacifico. In realtà quest’ultimo, ci rendiamo conto, è quello più a rischio di conflitti distruttivi, ossia di agiti esplosivi o implosivi a motivo di un’angoscia frustrante che non riesce a contenere. Direi che il conflitto tra i bambini soven- te è funzionale a fare nascere l’amicizia, in quanto permette di entrare in relazione au- tentica e cioè oltre le apparenze formali. Noi adulti potremmo faticare a sostare nel conflitto perché eccessivamente frustrante. Penso ai genitori che rinunciano al ruolo edu- cativo di fronte ad un adolescente preferen- do diventare amici compiacenti o, ancora, ai coniugi che dopo la separazione cercano di accontentare i figli procurando loro un sur- plus di doni e concessioni pur di averli dalla propria parte. Tornando al titolo del mio intervento, leg- gere i conflitti familiari, nel contesto della pandemia in atto, è una questione ulterior- mente complessa per la molteplicità di fat- tori che vengono a sovrapporsi insieme alle spinte culturali che cercano di dominare il pensiero occidentale. Scelgo di trattare al- cuni aspetti che mi paiono tra i più rilevanti. Inizio col porre degli interrogativi che orienteranno la riflessione: la perdita della speranza e di una meta futura, l’isolamento per difendersi, il logorio mentale ed emoti- vo dovuto alla prolungata esposizione ad un evento traumatico quale è la pandemia in corso, la delega ad un esperto che possa dirci cosa fare per prevedere e controllare il nemi- co, oggi chiamato Covid-19, possono essere considerati fattori di rischio che espongono al conflitto distruttivo? Evidenziando i fattori di vulnerabilità già presenti nella cultura occidentale, il feno- meno pandemico ha ulteriormente desta- bilizzato un equilibrio precario frutto del relativismo valoriale e dell’individualismo antropocentrico. Il dominio tecnocratico ha rinforzato il delirio di onnipotenza. Si pensi, ad esempio, all’opportunità di spostarsi velocemente nell’arco di poche ore da una parte all’altra del Paese e contemporaneamente riuscire a stabilire molteplici connessioni. Il senso del limite si è spostato in avanti ampliando le possibilità giornaliere ma l’apparato neu- rologico ha iniziato a registrare un precoce esaurimento per sostenere tale sovrapposi- zione di stimoli. Raccogliere ed interpretare gli input interni ed esterni per arrivare ad una risposta è un’operazione assai complessa in quanto coinvolge emozioni, pensiero, pa- rola e movimento, e il rischio di burnout per l’uomo contemporaneo è sempre in agguato. La spinta culturale è dettata da un pre- ciso piano consumistico che imprigiona l’in- dividuo all’interno di una volontà comune a cui appartenere senza spazio critico, fino a determinare l’omologazione del pensiero, e in cui l’economia tecnocratica contribuisce a creare gli stili di vita omologando i consumi e quindi i gusti. Il piano razionale ed emo- tivo vengono, così, condizionati privando il soggetto della libertà di coscienza e, dun- que, del discernimento personale per orien- tare le scelte: tutto diventa interessante e seducente! L’odierna pandemia ha rivelato la criticità CONFLITTI FAMILIARI AL TEMPO DEL COVID fra’ Mauro Billetta, Psicologo e Psicoterapeuta

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