La Scuola e l'Uomo - n. 5-6-Maggio-Giugno 2021
LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXVIII - Numero 5-6 - Maggio-Giugno 2021 8 cambiamenti emotivi e comportamentali, in un umore disforico e in effetti negativi sulla cognizione. La sintomatologia si traduce nel continuo rivivere l’evento traumatico attra- verso immagini, pensieri o incubi notturni; nell’evitamento persistente degli stimoli as- sociati all’evento come ad esempio nel dimi- nuito interesse per gli altri con un senso di distacco ed estraneità; nello stato di ipervi- gilanza e nelle esagerate risposte di allarme. L’esposizione al trauma non è solo relativa alla testimonian- za diretta ma è legata, pure, alla sovraesposizione mediatica a cui abbiamo assistito in quest’ultimo anno. Notizie contraddittorie da parte dei virologi hanno ulterior- mente disorientato la popolazione contribuendo ad ingenerare ansia e senso di smarrimento per fronteg- giare il fenomeno pandemico. Chi sviluppa sintomi da stress a moti- vo della sovraesposizione media- tica, inoltre, cerca di ampliare il numero di informazioni riguardanti l’evento traumatico per cercare di controllare la fonte d’ansia ma ne consegue un’escalation patogena. Dunque le famiglie si sono trovate in una condizione di stress prolungato e aggravato dalla coabitazione imposta per così lunghi periodi, e dall’impossibilità di esprimersi nel lavoro o nel frequentare scuola o il gruppo dei pari. Tutto ciò è base per un’elevata ag- gressività dovuta al progressivo logoramento psicologico. Ricordiamo come inizialmente si cercava una risposta reattiva attraverso le canzoni nei balconi o recuperando il fare in casa con le pratiche in cucina o il bricolage . Ma il procrastinare nel tempo l’uscita dalla pandemia ha sempre più aumentato la ten- sione sociale, l’ostilità e la facile litigiosità che rischia di compromettere i rapporti in- terpersonali fino ad isolarli sempre più. Se da un lato si assiste ad un significativo aumento dei disturbi ansioso-depressivi e ad una organizzazione del quotidiano secondo un sistema paranoide sempre più rigido, dall’al- tro osserviamo risposte resilienti capaci non solo di ammortizzare lo stato di tensione ma anche di trasformare la crisi in un’occasio- ne di riscoperta esistenziale e di risposta di che, insieme, fanno casa. Il lockdown ha fatto emergere tale vulne- rabilità sociale e il distanziamento, piuttosto che custodire, è diventato luogo di inimicizia e di aggressione nello stigmatizzare l’altro più fragile. È stato ricodificato anche il sen- so di prossimità che ha perso il suo valore di contenimento affettivo fino a divenire mo- tivo di allerta e di angoscia. Ieri nella fatto- ria parrocchiale vedevo come una bambina correva dalla mamma impaurita, dopo essere stata avvicinata da altri bambini di Danisinni per giocare, e le chiedeva di igienizzare le mani per paura del contagio. Ci troviamo di fronte ad una minaccia ine- dita, ancora più destabilizzante perché non è identificabile il nemico come nel caso di una guerra o di una catastrofe naturale che si può circoscrivere nello spazio e nel tem- po. Il «chi» e il «quando», intesi come indi- ci referenziali per contenere un fenomeno, non sono controllabili e la strategia di difesa regolata da attacco/fuga non è più efficace. Dunque si avverte un senso diffuso di pau- ra, diffidenza ed isolamento nei confronti del prossimo, fino ad arrivare all’angoscia diffusa. Recenti ricerche (Di Crosta et al., 2020) hanno rilevato una stretta correlazione tra i sintomi propri del disturbo da stress post-traumatico e quelli legati al confina- mento. Lo studio si riferisce alla sintoma- tologia conseguente all’esposizione ad uno o più eventi traumatici e si individua nella paura di ripetere esperienze traumatiche, in
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