La Scuola e l'Uomo - n. 5-6-Maggio-Giugno 2021
LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXVIII - Numero 5-6 - Maggio-Giugno 2021 9 per tutto il sistema familiare e l’aggressività che ne deriva, sovente, risulta ingestibile. Una certa visione di famiglia fondata sul calcolo prudenziale che cela il volersi vivere la giovinezza senza aprirsi alla procreazione e, dunque, alla cura di un altro, spesso porta la coppia ad avere un solo figlio con il conse- guente iperinvestimento nel programmargli la vita. In questi casi, a mio parere, l’amore genitoriale porta una ferita narcisistica e as- sume la forma di una realizzazione proiettiva nel figlio con un conseguente controllo della spontaneità altrui, in quanto prolungamento di sé! Il raggiungimento dell’autonomia quale compito dello sviluppo del figlio, in simili si- tuazioni, dovrà sostenere una grande pressio- ne e questo porterà ad un conflitto incapace di evoluzione perché invischiato da recipro- che identificazioni che impediscono la libertà dello svincolo. Senza confini il rischio è quello di una con- tinua intrusività che depotenzia il ruolo edu- cativo dei genitori e frena le fasi di sviluppo che il minore deve attraversare per arrivare alla vita adulta. L’eccessiva vicinanza, inol- tre, non può essere intesa sic et simpliciter come una cosa buona. Infatti senza distanza non c’è relazione ma solo rapporto fusiona- le che procura rabbia e senso di colpa a chi vuole uscire dalla simbiosi. La distanza, così come la pausa nel dialogo, permette la re- lazione e ne facilità il flusso comunicativo. L’equilibrio sarà da ricercare di volta in volta in quanto bisognerà rispondere al bisogno di unicità e appartenenza che varierà a seconda della fase dello sviluppo. Ogni persona abbisogna di sentirsi unica e differente dall’altra ma, al contempo, cia- scuno necessita di appartenenza perché at- traverso i legami si definisce e si nutre la pro- pria identità. La famiglia è il nucleo fondante l’appartenenza, poi troveremo il gruppo clas- se, il gruppo dei pari, la squadra di calcio o i colleghi di lavoro, ma se l’appartenenza sacrifica il riconoscimento individuale allo- ra il prezzo diventerà eccessivo, ed è quello che avviene quando si hanno confini rigidi e regole che mancano di ascolto dei bisogni di ogni familiare. Molti atteggiamenti trasgressivi da parte dei minori sono dovuti ad un conflitto aggres- senso. È su questa capacità resiliente che è possibile costruire rapporti e conflitti evolu- tivi anche in tempo di pandemia. Oggi stiamo facendo i conti con quello che resta e con il bisogno di attraversare questa tempesta emergenziale mantenendo lucidità sul come rimanere coesi e non frammentar- ci ulteriormente. Senza uno sguardo globale capace di custodire il sistema familiare, gli anziani, i bambini, e quanti hanno precarie condizioni di salute, non riusciremo ad anda- re oltre. Magari potremmo riuscire a supera- re l’emergenza Covid-19, ma non a superare l’anonimato relazionale che farà ripiombare in un continuo piano emergenziale, ora dovu- to alle calamità naturali, ora alla mancanza di beni primari quali l’acqua e l’aria, proprio perché insieme allo scarto umano, questa po- stura socio-culturale, produce anche scarto naturale ferendo l’ambiente, distruggendo gli ecosistemi e avvelenando l’intero pianeta. Come ultima parte del mio intervento vi propongo, dunque, di tracciare alcune linee essenziali per ridefinire i conflitti all’interno della famiglia e assumerli quale risorsa per superare questo tempo di particolare crisi. Rintracciamo nella famiglia il luogo pri- vilegiato per attraversare il conflitto, all’in- terno di essa si impara a gestire le differen- ze e le divergenze rimanendo in relazione. Quando si ha un legame e un reciproco accu- dimento, sufficientemente buono, la famiglia diventa testimone del dato di realtà: richia- ma dalla illusione di realizzazione grandiosa e onnipotente e, al contempo, non ammette l’isolamento depressivo dei suoi membri. La famiglia che assume delle regole fonda- te su valori condivisi, permette a ciascuno di differenziarsi e di stabilire confini per defini- re la propria identità. La condivisione è fun- zionale quando la coppia genitoriale utilizza una comunicazione efficace e cioè quando riconosce il rapporto di reciprocità a partire dall’ascolto e dalla comprensione dell’altro. L’ascolto empatico, però, abbisogna della delimitazione dei confini e dei reciproci ruo- li. Ad esempio quando nei colloqui assisto ad un continuo coinvolgimento dei figli all’in- terno del conflitto di coppia rilevo come il malessere di uno dei figli esprima il sintomo di una interazione disfunzionale dei genitori. Tale invischiamento risolta essere «tossico»
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