La Scuola e l'Uomo - n. 5-6-Maggio-Giugno 2021

LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXVIII - Numero 5-6 - Maggio-Giugno 2021 10 possesso ma esprimeva in sé il rapporto di fi- ducia e di complicità che avevamo condiviso per averlo. È per questo che il desiderio ha già un valore in sé perché procura il gusto del percorso così come è per la fede cristiana che non è già pienezza ma è desiderio che si alimenta nel quotidiano. Lo stesso vale per le passioni che ci fanno spendere per grandi cause quali la giustizia, l’onestà, il bene co- mune, il diritto all’istruzione e il contrasto alla povertà educativa. Sono processi che sebbene non raggiungano in pienezza la me- ta mantengono vivo il desiderio verso di essa. Quando si manca di un tempo relaziona- le allora è faticoso attraversare il conflitto, quando viene meno il senso del limite e del rispetto delle regole fondato dal sentirsi ri- conosciuti e amati, allora, si scade nella rab- bia distruttiva che trasforma le interazioni in agiti privi di consapevolezza. In quel caso bisognerebbe approfondire il distinguo tra bisogno e desiderio, tra possesso e dono, tra affermazione di sé e costruzione del noi parentale. Cito, a riguardo, il testo del monologo corredato da travestimenti dissacranti e an- dato in onda durante l’ultimo il Festival di Sanremo: «Sono il rock and roll , trasgressio- ne che entra nelle case di mezza America. Esplicito invito a lasciarsi andare. Una vecchia chiesa indignata per il credo dell’irriverenza. Nuovo tempio notturno del giovane e del proibito, tempo di giogo, demonio, divinità, juke box tappezzato di chiodi, ognu- no in rituale con gli altri in un solo corpo danzante. Carne che chiede carne, uragano nei desideri sessua- li. Scossa nel perbenismo familiare, promessa di piacere. Il sacro vincolo del godimento. Godere è un obbligo. Dio benedica chi gode». Questo è un tipico esempio cul- turale che attribuisce al godimento senza limite e relazione, l’illusione di felicità e appagamento di sé. In realtà è l’esemplare premessa per ingenerare frustra- zione e dipendenza in quanto l’oggetto del godimento sarà sempre insaziabile procuran- do vuoto ed angoscia esistenziale. Si tratta di un ulteriore sviluppo del tema fin qui tratta- to. Pace e bene. sivo che viene agito in contrasto a genitori poco definiti nel loro ruolo o perché troppo rigidi o, al contrario, perché deboli e can- gianti in base alle opportunità di turno. Un ulteriore aspetto che genera conflitto distruttivo all’interno della famiglia è provo- cato dalla continua soddisfazione dei biso- gni. Seguendo un criterio proiettivo il figlio viene tenuto come in una campana di vetro per non vederlo soffrire e, di conseguenza, accontentato in ogni sua richiesta. Manca il tempo dell’attesa e della costruzione di un rapporto con l’oggetto del bisogno. Sotto la spinta consumistica del «tutto e subito» viene impedita la custodia del desiderio e, altresì, viene svalutato il percorso che porterebbe al raggiungimento di una meta. I bisogni si trasformano in possessi e la continua induzio- ne al piacere finisce con l’ingenerare sempre maggiore frustrazione e vuoto interiore. Ricordo di quando, all’età di quattordici anni, chiesi a mio padre di regalarmi un ciclo- motore. Lui dopo una settimana di riflessio- ne mi propose di andare a lavorare nei mesi estivi raccogliendo la frutta del giardino, una qualità speciale di susine sanacore, e quindi mi promise che mi avrebbe aiutato a compra- re la moto quando avrei ultimato il lavoro. A fine stagione raccolte centomila lire mi recai da mio padre e andammo ad acquistare un ciclomotore di terza mano con l’integrazio- ne economica che mi diede lui. Quella moto anche se non appariscente aveva assunto un valore simbolico assai prezioso perché frutto di un’attesa e dell’interazione affettiva con mio padre, pertanto non costituiva un mero

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