La Scuola e l'Uomo - n. 5-6-Maggio-Giugno 2021

LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXVIII - Numero 5-6 - Maggio-Giugno 2021 3 tivo di speranza, ma ben presto ripresero le violenze, perché il patto non soddisfaceva le parti più intransigenti della società palestine- se e di quella israeliana e lo stesso Rabin, nel 1995, fu ucciso a Tel Aviv da un estremista ebreo. La sua morte segnò l’inizio di un pe- riodo di forti tensioni. Nel 2000 scoppiò una seconda intifada e si ebbero numerosi attac- chi contro la popolazione israeliana a opera di palestinesi che si facevano esplodere con un carico di bombe, provocando molte vittime tra i civili. Il simbolo visibile del conflitto tra i due popoli è un muro di separazione lungo 700 chilometri, fatto costruire da Israele ai confini con la Cisgiordania. Nel 2005 Israele si ritirò dalla striscia di Gaza, che passò sotto l’amministrazione dell’autorità palestinese. Sembrò per breve tempo aprirsi uno spira- glio per la soluzione politica del conflitto, ma non fu così. Alla morte di Arafat, nel 2004, fu eletto un suo collaboratore. Un anno dopo, le elezioni per il rinnovo del Consiglio legislativo palestinese assegnarono la vittoria ai candi- dati di Hamas, mettendo fine a ogni possibile trattativa di pace. Lo scontro che subito si aprì portò a una «spartizione», in base alla qua- le Hamas assunse il controllo della striscia di Gaza. La zona, tra la fine del 2008 e inizio del 2009 ha subito un attacco da parte dell’eser- cito israeliano, attuato in seguito al lancio di missili sui territori israeliani a opera di Hamas stessa. L’8 luglio 2014, gli israeliani hanno av- viato una vasta operazione militare di avia- zione e di terra contro Hamas, responsabile del lancio di razzi e missili contro Israele e di incursione armate contro i kibbutz israeliani (colonie agricole gestite in modo collettivo) a Gaza. Dopo 51 giorni di combattimenti e più di 2.000 vittime civili e palestinesi e 11.000 feriti, alla fine di agosto è stato firmato fra le due parti un accordo per una tregua «di lunga durata»: ma la strada per il raggiungimento di una pace duratura in Palestina appare lunga e impervia, anche perché il contesto è deli- cato e instabile. Dopo un periodo di relativa calma, in pieno Ramadam 2021, Israele, che intanto era riuscito a sconfiggere il Covid 19, viene colto di sorpresa dal lancio dei missili di Hamas e ad essere colpiti sono luoghi vitali della Città Santa. La reazione è immediata e ancora una volta è Gaza la sede di terribili massacri che hanno provocato la morte di nu- merosi civili tra cui alcuni bambini: per questo Michelle Bachelet, alto commissario Onu per i diritti umani, ha osservato che i lanci indi- scriminati israeliani su Gaza, se ritenuti spro- porzionati, potrebbero costituire dei crimini di guerra, sottolineando anche che il lancio di Hamas verso Israele è una violazione del- le regole di guerra. Nella notte tra il 20 e il 21 Maggio, dopo 11 giorni di bombardamento, Israele e Hamas hanno comunque raggiunto il cessate il fuoco, con la speranza che i due popoli, trovino, definitivamente, la strada del dialogo, della comprensione e della pace. Infine, una riflessione. Dopo ripetute ses- sioni elettorali incapaci di esprimere una mag- gioranza stabile, è stato disegnato un governo nuovo, una coalizione che abbraccia destra, sinistra e centro, inevitabilmente fragile per le distanze ideologiche ma forte di intenti co- muni, che è riuscita, dopo dodici anni, a porre fine all’epoca di Netanyahu. Il governo del cambiamento non ha affron- tato dettagliatamente, in verità, la delicata questione palestinese, ma la svolta netta at- tesa nel Paese riguarderà anche quella: oltre a voler restituire diritti alla popolazione e unità a una società lacerata, oltre a cercare un’intesa con i paesi arabi, si occuperà del dialogo con i palestinesi, cercando di lavorare su punti che Netanyahu aveva svilito o ignora- to, minando il processo di pace, con l’effetto di dar forza all’apparato centrale e rimpic- ciolire così l’estremismo di Hamas. Non sarà semplice, ma adesso anche la politica soffia sul vento del cambiamento e alimenta la spe- ranza della pace. Anche il neo eletto nuovo presidente di Israele condivide queste finalità «Sarò il presidente di tutti. Darò ascolto a qualsiasi posizione e a qualsiasi persona». Sono state queste le prime parole del nuovo presiden- te israeliano Isaac Herzog dopo l’elezione. Herzog ha quindi sottolineato l’importanza di costruire «ponti e accordi tra di noi», ovvero all’interno della società israeliana, e «con i nostri fratelli e sorelle della diaspora». E d i t o r i a l e

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