La Scuola e l'Uomo - n. 5-6-Maggio-Giugno 2021

LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXVIII - Numero 5-6 - Maggio-Giugno 2021 34 deve sfidare e provocare per primo l’adulto a chiedersi «chi sono?». Non è pensabile, con franchezza e reali- smo, che tale percorso possa essere facilmen- te accolto dalla platea di docenti e dirigenti, in genere formati a stili educativi e direttivi prevalentemente trasmissivi e cognitivi, che garantiscono una «posizione di potere e di pseudo-sicurezza», sempre più apparente e sostanzialmente inefficace nella dinamica educativa. Dovrebbe generarsi un graduale proces- so di evoluzione del profilo docente e diri- gente, tarato in iniziative ben calibrate di innovazione e formazione culturale, guidato con saggezza da parte di docenti e dirigenti più esperti, capaci di rimuovere prevedibili meccanismi e pratiche difensive di stili edu- cativi e relazionali consolidati nella tradizio- ne. Solo successivamente potrebbe attivarsi una dinamica educativa realmente arricchita da una attenzione e una «cura all’umano», nelle diverse sfumature di personalità, che innovi stili di insegnamento, metodologie e procedure valutative, stili organizzativi. Se non si affronta lo zoccolo duro della consapevolezza adulta delle proprie cha- racter skills e di una conseguente revisio- ne degli stili comunicativi ed educativi, le auspicabili innovazioni dei sistemi formativi rischiano purtroppo di naufragare in sterili ulteriori proclami culturali, che si declinano in procedure formali del tutto inefficaci nei processi e nelle dinamiche reali. • rapporto tra il senso della esperienze sco- lastica e la vita reale. Diventa, allora, prioritario innanzitutto per l’adulto, dai dirigenti scolastici, ai do- centi e al personale tutto, maturare la piena consapevolezza delle proprie soft skills , cu- rare la propria identità e la propria interio- rità, il proprio io. È solo attraverso la cura della propria personalità che potrà realiz- zarsi la capacità di guardare i ragazzi (e le persone tutte) per come sono, oltre le ap- parenze, aiutandoli a far emergere attraver- so i personal traits, l’umanità che è in loro, avventurandosi insieme negli infiniti percorsi dei saperi. Quindi attenzione ai tranelli : se non si lavora sulle soft skills degli adulti per primi, questa «attenzione ai tratti di personalità» rischia di diventare una moda fine a se stessa e un richiamo puramente formale ed ineffi- cace, per quanto le soft skills possano esse- re richiamate anche esplicitamente in nuove formulazioni delle «competenze chiave e di cittadinanza». Nonostante l’assoluta importanza di ta- li visioni e approcci meno superficiali, si rischierebbe di produrre altre procedure, carte su carte (… file su file ), senza incidere nelle dinamiche educative e relazionali reali. L’assoluta importanza delle dimensioni informali e delle competenze non cognitive implica per gli adulti un delicato, nobile e af- fascinante lavoro che, superando la mera lo- gica di trasferire e impartire le conoscenze, Figura 4: 6C di Michael Fullan, «Global Competencies for Deep Learning»

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