La Scuola e l'Uomo - n. 5-6-Maggio-Giugno 2021
LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXVIII - Numero 5-6 - Maggio-Giugno 2021 30 affettiva o famiglia normativa, scuola inclu- siva o scuola regolativa? In medio stat virtus. Attenzione, però! La famiglia si muove in senso opposto alla scuola, le funzioni non so- no equivalenti. La scuola è il luogo deputato in modo specifico alla conoscenza e alla sua elaborazione: le relazioni interpersonali so- no a ciò indirizzate. La famiglia è l’ambiente dell’affettività, dei sentimenti e i rapporti interpersonali odorano sempre di tenerezza e disponibilità, anche quando coperti dal to- no della severità. La famiglia guarda a quel che c’è, la scuola troppo spesso a quello che manca. La valutazione può diventare svalu- tazione. Anche nei ragazzi scolasticamente deboli c’è del valore e, se non lo si scopre, rimane solo la povertà dell’evidenza. È in- dispensabile in questo periodo di distanzia- mento stabilire dei rapporti tra scuola e famiglie, dei «patti operativi anche se non scritti» in modo che i ragazzi sentano la forza degli adulti, dell’esempio, di ciò che viene dall’esperienza. Sarebbe triste pensare che le famiglie guardino alla scuola come al luogo in cui i figli sono custoditi, fuori dai pericoli; quello è solo il presupposto. Occorre curare l’integrazione tra emozioni, affetti, motiva- zioni e pensiero. E, comunque, è indispen- sabile evitare le sovrapposizioni: i genitori sono i genitori, gli insegnanti gli insegnanti: i ragazzi-alunni sono in mezzo. Ci sono regole di natura e regole di civiltà, le prime conducono all’equilibrio, le seconde alla solidarietà. Si sta fra esperienza e cono- scenza. Ci saranno tanti limiti se si procederà solo per principi e regole. Si può sempre par- tire dai bisogni reali dei ragazzi non dimen- ticando che il bisogno è padre della volontà. Il benessere diffuso ed esage- rato ha spento in tanti ragazzi la volontà, non c’è quasi niente che manchi eppure ci sono anco- ra tante povertà. È solo un pro- blema di modo: Pitagora e il suo teorema sono molto più chiari nel gioco fatto su un pavimento a mattonelle. La conoscenza è spesso nascosta nella realtà non dentro i libri: aiutiamo i ragazzi a ritrovarla in quel grande libro della natura in cui Galileo scor- geva la grandezza di Dio. no relazioni, sintonie, contrasti, etimologie, sinonimi, contrari. E il programma? C’è una massiccia previsione di attività organizzate, che uccidono la creatività e la libera inizia- tiva. La parte visiva dei mass-media è qua- si sempre priva di elaborazione mentale e, quindi, giova poco al vero apprendimento; la parte forte è il commento, la didascalia. Il buon docente è colui che informa, orga- nizza (spiega) e significa (dà senso o aiuta a trovarlo). Senza coinvolgimento gli stu- denti restano passivi; il disinteresse dell’in- segnante diventa presto disinteresse dei ra- gazzi verso lo studio. È sbagliato se c’è un docente autoritario o invece benevolo; ciò che educa è la flessibilità del rapporto, cioè la capacità di adeguare l’atteggiamento al tono della situazione, scorrendo da autorità a piena condivisione a seconda del bisogno: psicoterapia e intimismo sono malattie del rapporto educativo. Non è solo questo che deve contare ma la crescita delle persone perché ogni sapere è una spinta a migliora- re. I ragazzi imparano non dalle parole ma dall’esempio; se il docente è a distanza, l’e- sempio è sbiadito. Si impara ciò che si vive e allora un insegnante vivace e creativo può scuotere, muovere, interessare e, talvolta, anche divertire. Si chiede all’insegnante di preparare prima la scena e la comunicazio- ne, per evitare l’improvvisazione. La persona è protagonista: prima si è, poi si sa, poi si opera. Il buon educatore (genitore/docente) rassicura, guida, orienta. Gli alunni sono per la maggior parte del tempo a casa, in famiglia. Genitori e altri familiari giocano un ruolo nuovo ed efficace se vengono coinvolti. C’è il diverbio: famiglia
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