La Scuola e l'Uomo - n. 5-6-Maggio-Giugno 2021
LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXVIII - Numero 5-6 - Maggio-Giugno 2021 29 L a società del benessere, che in passato ha vissuto alcune crisi, è del tutto im- preparata di fronte a quella presente, che non colpisce solo i beni ma soprattutto i rapporti. Si è celebrata la libertà, che ora viene condizionata; si è celebrata la mobi- lità, che ora viene limitata; si è celebrata la crescita soprattutto economica, che ora è fortemente a rischio. Si è dato per scontato che con l’obbligatorietà scolastica si fosse creato un sistema inarrestabile di sviluppo della conoscenza, messa a disposizione anche con gli innumerevoli strumenti tecnologici. Il complesso meccanismo economico-sociale sta subendo rallentamenti pericolosi come un orologio che subisce ritardi e, talvolta, si blocca. L’istruzione, che è condizione e fonda- mento della formazione umana e della co- scienza civile, sta soffrendo per gli effetti che il pericoloso diffondersi della pandemia produce in modo progressivo. Il sistema sco- lastico, fondato sulla necessaria relazione tra persone, in particolare tra docenti ed alunni, è in evidente sofferenza soprattutto nei pae- si, come il nostro, che hanno dato fondamen- ti non superficiali od occasionali allo sviluppo sociale. La didattica ordinaria, da sempre in presenza, è stata limitata alle età scolari più basse e quasi accantonata per gli studenti medi, superiori e universitari. Sta diventan- do ordinaria la didattica a distanza (DaD), le cui caratteristiche e condizioni evidenziano non poche perplessità. L’assioma secondo cui «la relazione interpersonale precede e influenza quella didattica» sta subendo forti condizionamenti, che esigono lo sviluppo di nuove ipotesi e nuovi assetti operativi, che non sembrano conciliarsi con lo svolgimento di fruttuosi percorsi didattico-educativi. Il disagio interiore produce atti trasgres- sivi (bugie, aggressività) e sintomi psicoso- matici (fobie, paure). In alcuni casi è evi- dente la paura di crescere e c’è il rischio di regressione. Invece che crogiolarsi nell’ansia e nella paura, è urgente che gli insegnanti affronti- no nella prassi alcuni cambiamenti per dare efficacia, anche se non completa, al proprio lavoro. È come se l’allievo, che vuol pren- dere la patente di guida, si trovasse a viag- giare senza l’istruttore. La condizione più delicata sta nel fatto che è difficile a distan- za per i docenti rendersi conto del sistema di debolezza che si attua giorno per giorno. L’insegnamento è spesso ridotto, senza colpa, ad addestramento come se il procedimento dell’apprendere funzionasse anche senza la relazione interpersonale. Vengono paralizza- te la curiosità, l’imitazione, l’emulazione e, in profondità, la motivazione. La scuola tende a privilegiare la verifica dell’apprendimento invece che lo sviluppo e, quindi, la conoscenza della personalità attra- verso la valutazione. Sto osservando alcuni alunni nell’ambito della mia attività di volontariato e mi accor- go che sono privi di tono, spesso tristi o in- sofferenti e chiedono: «Professore, quando ci vediamo?». Ho risposto che il mio medico mi ha imposto il distanziamento, non quello del metro ma quello dell’abitazione o dell’am- biente di attività. Capiscono ma restano de- lusi. La relazione è scambio di sguardi, di mi- mica, di toni, di valori (le cose che contano), di positività (relazione d’aiuto); il tablet o lo smartphone sono schermi in cui la realtà e la verità sono solo riflesse. Si dia precedenza non alle cose da impa- rare (istruzione fissata) ma al ragionamento, alla riflessione, alla ricerca di senso. «Cosa ne pensi? Che te ne pare? Se modifichiamo quel dato, cosa succede?». Invece di trasmet- tere singole nozioni, si lavori su mappe, su quadranti ricchi di rapporti. Allora fra le tan- te parole (i libri sono soverchianti) si scopro- LA RELAZIONE FRUSTRATA: IPOTESI COMPENSATIVE Franco Martignon, già Dirigente tecnico
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