La Scuola e l'Uomo - n. 5-6-Maggio-Giugno 2021
LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXVIII - Numero 5-6 - Maggio-Giugno 2021 28 lato della scuola vige sempre la riserva cultu- rale di cui abbiamo ampiamente parlato che considera l’apprendistato, seppure con un impegno nella formazione, già scivolato dal- la parte dell’azienda e dal lato di quest’ulti- ma al contrario si considera il tempo per la formazione poco remunerativo sul versante del lavoro. Invece è proprio da qui che po- trebbe nascere una migliore intesa per atte- nuare la disparità tra domanda ed offerta di competenze. C’è un ingorgo tra i giovani e le loro fa- miglie per quanto riguarda le caratteristiche del percorso formativo e il mercato del lavo- ro che pur non trovando giovani con adeguata preparazione per le richieste aziendali non valorizza la formazione; ciò tende ad emar- ginare chi non trova non cerca più un’occu- pazione o che non ha completato gli studi. L’Italia è al primo posto in Europa per il tasso di NEET ( Not in Education Employement or Training ) e gli studenti italiani, rispetto ai loro colleghi europei, vedono la scuola me- no utile per affrontare il mondo del lavoro, soprattutto coloro che hanno avuto scarsa esperienza pratica nel corso degli studi e si ritrovano fragili, senza autonomia, responsa- bilità e intraprendenza, nel percorso di tran- sizione con il lavoro. dell’opportunità. È stata rilevata da parte so- prattutto dei tutor aziendali una scarsa pre- parazione scolastica ed un comportamento poco adeguato. La progettazione tra scuola e azienda non ha indotto particolari effetti sulla didattica in classe e nei laboratori della scuola; il pro- getto ha avuto uno scarso impatto sull’or- ganizzazione del curricolo e del calendario delle lezioni. Poche ore di permanenza in azienda e non continuative sono un tempo troppo breve per una conoscenza approfon- dita dei processi aziendali. Con un colpo di mano della politica tale attività è stata tra- sformata in un curricolo trasversale molto soft, con valenza prettamente orientativa, soprattutto nei licei, i quali si sono trovati a costruire un «apprendimento situato» ad esempio nel sistema dei beni culturali, in studi professionali, ecc., con un approccio riflessivo al mondo del lavoro. La metodologia dell’alternanza invece trasforma il modello di apprendimento le- gato alle singole discipline in uno «multi- fattoriale» che prende anche competenze acquisite in modo non formale o informale, consente l’autovalutazione da parte dello studente, certifica i risultati per fornire cre- diti da spendere sia in ambito scolastico che lavorativo, fino a costituire un canale valutativo autono- mo anche rispetto all’esame finale, arricchendo così il curriculum dello stesso. In tal modo anche i laboratori delle scuole possono divenire simu- latori di impresa realizzando commesse provenienti dal territorio; non si tratta dun- que di un’appendice pratica dell’attività didattica, ma di una componente fondamenta- le del curricolo. Una tale esperienza, come in altri Paesi, potrebbe essere accompagnata da contratti di apprendistato che prevedono anche incentivi economici. La normativa in questo settore è già praticamente comple- tata, ma i due mondi ancora non comunicano, o meglio dal
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