La Scuola e l'Uomo - n. 5-6-Maggio-Giugno 2021

LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXVIII - Numero 5-6 - Maggio-Giugno 2021 25 un’occasione per acquistare sicurezza in se stesso ed uscire dall’isolamento. Le attivi- tà tecnico-operative mettono in contatto la persona totale con la totalità dell’esperienza e possono veramente costituire una grande occasione di recupero. Un’educazione tecnologico-operativa fu ipotizzata dalle numerose proposte di legge di riforma delle superiori, non solo per gli indirizzi professionalizzanti, ma per la così detta «area comune», che doveva riguardare soprattutto i primi due anni in vista della loro obbligatorietà. Com’è noto l’idea del biennio unitario non fu approvata e all’innalzamento dell’obbligo di istruzione ha fatto seguito un curricolo per aree disciplinari tra le quali era prevista quella scientifico-tecnologica che aveva come obiettivo fondamentale di rico- noscere le potenzialità e i rischi delle tecno- logie nella vita contemporanea. Si dovevano conoscere le strutture concettuali di base del sapere tecnologico, le fasi del processo che va dall’idea al prodotto e adottare semplici progetti per la soluzione di problemi pratici; larga parte veniva poi riservata all’informa- tica ed al digitale. Questo era il contenuto di un decreto emanato nel 2007,i cui effetti furono com- pletamente annullati dalla riforma Gelmini del 2010, che indirizzò gli istituti superiori fin dal primo anno, cancellando così l’ap- proccio alle tecnologie, eccenzion fatta, come si è detto, per quanto connesso con i computer. Se ne parlò solo per i raccordi tra gli istituti tecnici e professionali statali e la formazione professionale regionale. Un altro tentativo anche se con modalità diverse fu l’introduzione per tutti gli allievi dell’alter- nanza scuola-lavoro nel 2015 e nel 2018 il ministro Bussetti la ridimensionò e la tolse quasi del tutto dai licei, oltre alla possibilità di affiancare al percorso scolastico contratti di apprendistato. La crescente diminuzione di manualità e l’incremento di intellettualità mutano i ter- mini dell’educazione di fronte al lavoro, fa- cendola ritornare ai tempi della separazione, anche se le tecnologie sono proprio quelle che mediano tra un «otium» operativo e un «negotium» ricco di umanità, se si vuol man- tenere una civiltà fondata sull’uomo artefice del lavoro. La formazione al lavoro dunque legata al divenire, soprattutto tecnologico, della realtà nella quale i giovani sono immer- si, e la tendenza della società economica è quella di avvicinare sempre di più la scuola al mondo del lavoro, che però richiede com- petenze generali oltre a quelle professionali, e che siano capaci di interpretare il cambia- mento anche nella direzione di nuovi profili lavorativi. Mentre da un lato si cerca di far incon- trare senza troppo successo due mondi rigidi e autoreferenziali, dall’altro sarà necessario che scuole e aziende dimostrino una certa flessibilità per far maturare attraverso il la- voro la motivazione ad intraprendere percor- si formativi fortemente integrati, che lascino aperti spazi di apprendimento, ma anche di ricerca e sviluppo, verso il miglioramento e la formazione continua. Una tale strategia do- vrà ispirare i diversi livelli di scolarità e dovrà rendere consapevoli i giovani delle proprie scelte, uscendo dallo stereotipo liceale, per arrivare alla terza missione delle stesse uni- versità, mediante una vera alternanza che richiama costantemente ad attività operati- ve dentro e fuori la scuola e la professione all’apprendimento permanente. Non si può insegnare a pensare se non si immergono gli alunni in situazioni problema- tiche, nelle quali possono rappresentarsi le difficoltà, formulare ipotesi di comporta- mento atte a superarle e dando vita ad una situazione nuova, in cui quella originaria si trasforma all’atto del giudizio sul problema. Nella mente del bambino si formerà una pro- gressiva comprensione di un oggetto che in- corpora un enunciato scientifico, che non re- sta più nozione isolata e l’attività operativa riceve così un impulso positivo nella conside- razione dell’alunno stesso. Bisogna che alun- no e docente si vedano pensare ed operare insieme, l’allievo per avere un modello a cui riferirsi e l’insegnante per aiutare l’alunno a pensare e fare da solo. Il lavoro tecnico può essere impiegato per i disabili o per coloro che hanno difficoltà a raccogliere gli stimoli del mondo esterno, per perseguire innanzitutto l’autonomia e da un compito che è alla loro portata la conquista di obiettivi più impegnativi. Alcune volte esso offre una possibilità di successo che il disa- bile non avrebbe potuto avere, altre volte è

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