La Scuola e l'Uomo - n. 5-6-Maggio-Giugno 2021

LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXVIII - Numero 5-6 - Maggio-Giugno 2021 24 per apprendere per via pratica, seguendo le caratteristiche dell’età evolutiva, quello che successivamente doveva essere fatto og- getto di più elevate conoscenze teoriche e sperimentali. Rientrano nello «studio» della tecnologia i principi di funzionamento e le modalità di impiego di tutti gli strumenti, i dispositivi, le macchine che l’uomo progetta, realizza e usa, compresi i nuovi strumenti e i linguaggi della multimedialità. Nella scuola secondaria di primo grado, si legge nel documento, l’alunno deve ricono- scere nell’ambiente che lo circonda i princi- pali sistemi tecnologici, i principali processi di trasformazione di risorse o di produzione di beni, compreso lo smontare, il rimontare e l’utilizzare di oggetti, apparecchiature e di- spositivi; programmare ambienti informatici ed elaborare semplici istruzioni per control- lare il comportamento di un robot. In uscita dal primo ciclo si realizza, quando è possibile, una generale esperienza tecno- logica, che nel secondo ciclo assumerà il ca- rattere vocazionale per i profili tecnico-pro- fessionali e sarà completamente persa per quelli liceali, salvo le componenti digitali che si chiede di arricchire con il coding e il pen- siero computazionale. Non c’è dubbio che lo sviluppo tecnologico e la diffusione delle tec- nologie nell’esperienza informale dei giovani abbia sollecitato in loro un comportamento attivo che deve essere assunto dalla scuola in un più generale approccio laboratoriale, che però non è scontato nel primo ciclo, sia per carenza di strutture, sia per una cultura ancora molto diffusa tra i docenti che inse- gnano agli alunni ad interpretare la realtà tecnica, ma per primi non hanno gli strumen- ti didattici per aiutarli a trasformarla. Pedagogia e didattica del lavoro tecnico Non più scuola del sapere e del fare, ma del saper-fare per un’educazione più com- pleta ed equilibrata; si tratta di vivere il lavoro tecnico come microcosmo culturale, interazione tra conoscenza ed applicazione nel mondo artificiale. In passato esso ave- va rappresentato una «seconda opportunità» per gli alunni classificati in base agli stru- menti cognitivi o alle condizioni sociali; og- gi che la formazione generale è sempre più operativi resi significativi da costanti riferi- menti ai contesti socio-produttivi, culturali e scientifici. L’educazione tecnica per tutti acquisisce una posizione di parità rispetto al- le altre «educazioni», ma anche per carenze di strutture adeguate tende ad allontanar- si dalle attività pratiche e seguire sul piano dell’evoluzione tecnologica un’impostazione teorica nell’analisi dei diversi settori della produzione. Fin dall’introduzione dell’in- formatica nella scuola a questa disciplina è stata delegata di fatto la cura specifica, in modo che con l’andare del tempo lo spazio dell’educazione tecnica fu dedicato quasi to- talmente ai computer. Per salvare la seconda lingua comunitaria, oggetto di tante sperimentazioni, venne ridi- mensionato il quadro orario della nuova de- nominata scuola secondaria di primo grado, introducendo la materia tecnologia al posto di educazione tecnica con orario settimana- le ridotto a due ore. Anche se il programma rimase lo stesso, l’aver cambiato il nome del- la materia da ragione ad un movimento di docenti che volevano portarla sempre di più verso il teorico, mantenendole la connotazio- ne digitale. Intanto era iniziato il percorso di elaborazione delle indicazioni nazionali per il primo ciclo, i programmi ai tempi dell’auto- nomia, che prevedevano i piani dell’offerta formativa messi a punto dalle singole scuole. Tali indicazioni riguardavano in maniera organica le così dette scuole di base, fino al primo esame di stato, che sarebbero dovute diventare, ma la riforma è ancora largamen- te incompleta, «istituti comprensivi», con la tecnologia nel frattempo introdotta anche nella scuola primaria, senza però un esito di- dattico efficace. Il documento ministeriale uscito nel 2012 pose attenzione all’allievo e agli aspetti da educare, manca però quello operativo, come era invece indicato in precedenza, sul qua- le si interveniva appunto con l’educazione tecnica. L’operatività qui doveva essere as- sicurata da una didattica laboratoriale che nella scuola dell’infanzia aveva il carattere del gioco, mentre negli altri gradi doveva raggiungere obiettivi riflessivi sulla capaci- tà di analizzare la realtà tecnologica, senza entrare in attività di lavoro vero e proprio. La manipolazione era vista come occasione

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