Maggio-Giugno 2019

LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXVI - Numero 5-6 - Maggio-Giugno 2019 4 tutto ciò che nel mondo è disperso e caotico, è unito con amore nell’eterno pre- sente di dio. dante prova una gioia immen- sa nel vedere e nel proclamare questa real- tà: « più di largo,/ dicendo questo, mi sento ch’i’ godo» (Par. XXXiii,92-93). Per lo stesso motivo dell’origine di tutte le creature da dio, nel suo esame sulla carità condotto da san Giovanni, aveva affermato che la virtù teologale della carità esige l’amore per tut- te le creature: Però ricominciai: «Tutti quei morsi che posson far lo cor volgere a Dio, a la mia caritate son concorsi: ché l’essere del mondo e l’esser mio, la morte ch’el sostenne perch’io viva, e quel che spera ogne fedel com’io, con la predetta conoscenza viva, tratto m’hanno del mar de l’amor torto, e del diritto m’han posto a la riva. Le fronde onde s’infronda tutto l’orto de l’ortolano etterno, am’io cotanto quanto da lui a lor di bene è porto». (Par. XXVI,55-66) ogni creatura, che si muove nel grande mare dell’essere con una finalità donatale dal creatore, è una fronda dell’orto dell’or- tolano eterno e deve essere amata perché viene da Lui, proporzionalmente al bene che le è stato donato. 3. La sensibilità di Sant’Agostino accenno anche a Sant’Agostino che nelle confessione afferma di aver fatto un’espe- rienza mistica di dio creatore. «Ammonito da quegli scritti a tornare in me stesso, entrai nell’intimo del mio cuore sotto la tua guida; e lo potei, per- ché divenisti il mio soccorritore. Vi entrai e scorsi con l’occhio della mia anima, per quanto torbido fosse, sopra l’occhio me- desimo della mia anima, sopra la mia in- telligenza, una luce immutabile. Non que- sta luce comune, visibile a ogni carne, né della stessa specie ma di potenza superio- re, quale sarebbe la luce comune se splen- desse molto, molto più splendida e pene- trasse con la sua grandezza l’universo. Non così era quella, ma cosa diversa, mol- to diversa da tutte le luci di questa terra. Neppure sovrastava la mia intelligenza al modo che l’olio sovrasta l’acqua, e il cielo la terra, bensì era più in alto di me, poi- ché fu lei a crearmi, e io più in basso, poi- ché fui da lei creato. Chi conosce la veri- tà, la conosce, e chi la conosce, conosce l’eternità. La carità la conosce. O eterna verità e vera carità e cara eternità, tu sei il mio Dio, a te sospiro giorno e notte» (Conf. VII,10,16) agostino percepisce che questa luce è al- tro da lui stesso, altra nell’essenza ed infi- nitamente al di sopra di Lui: è tuttavia la luce che permea tutto il suo essere, perché quella luce lo aveva creato. dio è per es- senza colui che è; io sono ed esisto solo per grazia ed in virtù di Lui. Per conoscere, amare, gustare il mondo e dio stesso il creatore, sempre secondo sant’agostino, ci ha dotato di cinque sensi del nostro corpo, che hanno tuttavia una anche valenza interiore e spirituale: «Ma che amo, quando amo te? Non una bellezza corporea, né una grazia tempora- le: non lo splendore della luce, così caro a questi miei occhi, non le dolci melodie delle cantilene d’ogni tono, non la fra- granza dei fiori, degli unguenti e degli aromi, non la manna e il miele, non le membra accette agli amplessi della carne. Nulla di tutto ciò amo, quando amo il mio Dio. Eppure amo una sorta di luce e voce e odore e cibo e amplesso nell’amare il mio Dio: la luce, la voce, l’odore, il cibo, l’amplesso dell’uomo interiore che è in me, ove splende alla mia anima una luce non avvolta dallo spazio, ove risuona una voce non travolta dal tempo, ove olezza un profumo non disperso dal vento, ov’è colto un sapore non attenuato dalla vora- cità, ove si annoda una stretta non inter- rotta dalla sazietà. Ciò amo, quando amo il mio Dio». (Conf. 10,6,8) S p i r i t u a l i t à

RkJQdWJsaXNoZXIy NTYxOTA=