Maggio-Giugno 2019

3 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXVI - Numero 5-6 - Maggio-Giugno 2019 S p i r i t u a l i t à Padre Giuseppe Oddone, Consulente ecclesiastico nazionale UCIIM 1. Kant: una riflessione filosofica tutti dalle persone più umili ai più grandi filosofi e poeti siamo attratti dalla bellezza del creato. inizio la mia riflessione con le parole del filosofo Kant , che conclude così la critica della ragion pratica: Due cose riempiono l’animo di ammira- zione e venerazione sempre nuova e cre- scente, quanto più spesso e più a lungo la riflessione si occupa di esse: il cielo stellato sopra di me, e la legge morale in me. Que- ste due cose io non ho bisogno di cercarle e semplicemente supporle come se fossero av- volte nell’oscurità, o fossero nel trascen- dente fuori del mio orizzonte; io le vedo davanti a me e le connetto immediatamen- te con la coscienza della mia esistenza. il cielo stellato ci collega a tutto il mondo sensibile esterno, all’universo, a tutti i suoi movimenti ed i suoi sistemi, al tempo illimitato nella sua durata. ci fa sentire piccole creature che devono resti- tuire al pianeta, semplice punto dell’uni- verso, la loro materia e la loro misteriosa forza vitale. La legge morale invece manifesta la mia intelligenza ed una vita indipendente dalla materia e dalla animalità, e non è ri- stretta ai limiti ed alle condizioni di que- sta vita e di questo tempo, ma si estende all’infinito. significativo nella coscienza umana que- sto legame tra il mondo sensibile esterno e la legge morale dentro di me che determina i fini della mia esistenza e di conseguenza il rapporto con gli altri e con l’ambiente che mi circonda. noi cristiani preferiamo al termine «na- tura», con cui si indica il mondo e la realtà dell’uomo, la parola «creazione», perché essa presuppone un tu divino, che ha dato origine a tutte le cose, alla scala degli esse- ri dalla materia allo spirito. 2. Il pensiero di Dante sulla creazione il nostro sommo Dante ha le idee chiaris- sime su questo punto e così riassume il pen- siero tradizionale di tutti i credenti: Non per aver a sé di bene acquisto, ch’esser non può, ma perché suo splendore potesse, risplendendo, dir Subsisto, in sua etternità di tempo fore, fuor d’ogne altro comprender, come i piacque, s’aperse in nuovi amor l’etterno amore. (Par. XXIX, 13-18) È un mistero la creazione. dio ci crea libe- ramente, per manifestare lo splendore della sua esistenza, da dante chiamata «gloria». La gloria di colui che tutto move per l’universo penetra, e risplende in una parte più e meno altrove. (Par. I, 1-3) ricordo ancora che dante al termine del suo viaggio ha la visione di dio creatore, del- la trinità divina, della incarnazione di cristo. vede con gli occhi un punto luminosissi- mo e guidato dal raggio divino ha l’ardire di spingere il suo sguardo nella luce eterna, fi- no al punto più profondo: Nel suo profondo vidi che s’interna, Legato con Amore in un volume, Ciò che per l’universo si squaderna… (Par. XXXIII, 85-87) La BELLEZZa dEL crEato: viaGGio LEttErario

RkJQdWJsaXNoZXIy NTYxOTA=