Maggio-Giugno 2019

41 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXVI - Numero 5-6 - Maggio-Giugno 2019 ma quella dell’Europa». Egli, infatti, - come ricorda il reale - «leggeva ed esprimeva le idee di quei pen- satori che formavano la cultura europea: tommaso d’aquino, italiano; alberto magno, tedesco; abelardo, francese; ugo e riccardo da san vittore, scozzesi» (3). Personaggi, costoro, che saranno punti di riferimento degli intellettuali successivi, da Galileo, che nella Lettera a Madama Cristina fa riferi- mento proprio a san tommaso riguardo al rapporto tra scienza e sacra scrittura, ci- tando tra l’altro il passo in cui l’aquinate sembra dare supporto al suo pensiero col- l’aver detto che l’autore sacro « loquitur (enim) secundum existimationem vulgarium hominum, pro ut est mos in Sacra Scriptu- ra» ; a Benedetto Xvi, che nella Udienza Ge- nerale del 24 marzo 2010 del teologo tede- sco sopra citato dice che «ha ancora molto da insegnare a noi. soprattutto, sant’alber- to mostra che tra fede e scienza non vi è opposizione, nonostante alcuni episodi di incomprensione che si sono registrati nella storia». sul lato della universalità della sua poe- sia, «La Divina Commedia esprime nell’am- bito dell’emozione tutto ciò che, compreso tra la disperazione della depravazione e la visione della beatitudine, l’uomo è capace di sperimentare» (4). si tratta - è vero - di un poema religioso, anzi - come riferisce il reale - «in un saggio del 1950 Eliot afferma che dante è indubbiamente il più grande poeta religioso, ma ciò non limita la sua «universalità, semmai la rafforza». soprat- tutto quando - come nel nostro caso - se ne parla in riferimento al suo europeismo, se è vero che - come dà per scontato il reale - «il messaggio cristiano è quello su cui l’Eu- ropa si è spiritualmente costituita e svilup- pata» (5). il problema che si pone è quello di rico- noscere i veri tratti storici di questa identi- tà, che non può essere inventata in astratto e senza alcun nesso con la tradizione spiri- tuale vigente per secoli. Errore, quest’ulti- mo, che si è incoscientemente commesso col non dare esplicito rilievo alla fondamen- tale presenza del cristianesimo come tratto imprescindibilmente distintivo di essa. dato di fatto indiscutibile a prescindere dalla opinione che se ne abbia nel merito del suo ruolo; una presenza che si è volutamente oscurare per motivi che non possono riassu- mersi – come si è fatto - nell’idea di una do- verosa laicità delle istituzioni europee in considerazione del rispetto che si deve alle diverse culture e confessioni religiose che vi convivono. La ricerca delle radici, nel caso nostro, non può essere fuorviata da situazioni poli- tiche contingenti, né da pregiudiziali ideo- logiche, perché le radici culturali e spiritua- li dell’Europa sono una realtà di chiara defi- nizione storica e geografica. in proposito, il riferimento a dante non è né casuale né campanilistico; ma dovuto alla chiara presenza di esse, come base culturale, in tutta l’opera di questo impa- reggiabile interprete di quella cultura che nella divina commedia ha pure una rappre- sentazione scenica di grande suggestione fi- gurativa. «Proprio all’inizio dell’ Inferno , dante si apre… ad un momento di straordinaria con- solazione, del quale non troveremo il simile in tutto il poema: l’incontro con «la bella scola» di omero» (6) . «messo lì, all’inizio del poema – sottolinea il vazzana, che del legame di dante con la «bella scola« ha fat- to l’impegno di una vita di ricercatore intel- ligente e appassionato – l’episodio, mentre suona come un inno alla grandezza degli an- tichi poeti, cui fa da cornice quella dei dot- ti e degli eroi, ha tutta l’aria di funzionare come una dichiarazione di poetica, nella quale dante ha voluto indicare le fonti della sua ispirazione, o meglio della sua prepara- zione» (7). Quella preparazione che gli ha fatto compiere il salto dalla lirica intimista alla poesia epica, dove si concretizza la vi- (3) Ibidem , p. 22 (4) Ibidem, p. 22. in questa pagina c’è un intreccio tra il pensiero del reale e quello di Eliot. (5) Ibidem , p. Xiii (6) s tEno v aZZana , Dante e «la bella scola» , Edizioni dell’ateneo, roma 2002, p. 9. (7) Ibidem .

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