Maggio-Giugno 2019
LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXVI - Numero 5-6 - Maggio-Giugno 2019 42 sione della realtà umana in tutta la sua complessità di passioni e di avventure intel- lettuali, in una inarrestabile ansia di verità. Quella visione propria del nostro Poeta, «il quale possedette certamente tutta la cultu- ra del medioevo sia letteraria che scientifi- ca, sulla quale anzi poté formarsi l’intera struttura della divina commedia, che è in- nanzi tutto ascesa alla verità unica dell’uni- verso, fisica e metafisica, morale e teologi- ca insieme». di cui, per esempio, si trova un segno nella sintesi che fa san tommaso, nel canto Xiii del Paradiso (vv. 91-102), in riferimento al tema della singolarità ( non surse il secondo ) di salomone legata alla « cagion che il mosse quando fu detto ‘chie- di’ a dimandare » ed egli « chiese senno \a ciò che re sufficiente fosse », al di là dei confini dell’umano sapere, inscindibilmente conglobato in quello che egli non domandò: « sapere quanto enno \ li motori di quassù »; « se necesse con contingente mai necesse fenno »; « si est dare primum motum esse »; « se del mezzo cerchio far si puote \ trian- gol si ch’un retto non avesse », che equivar- rebbe ad inscrivere in una semicirconferen- za un triangolo non rettangolo, mentre, al contrario, nella geometria euclidea essa è il luogo geometrico dei punti dai quali il diametro è visto sotto un angolo retto. nella quale sintesi si compendia, nella fan- tasia poetica di dante, il non plus ultra dell’umano sapere, quale sarebbe il com- plesso delle conoscenze rappresentato da- gli « spiriti magni » raccolti a monito della posterità in quel « prato di fresca verdura » dentro il « nobile castello, / sette volte cerchiato d’alte mura, / difeso intorno d’un bel fiumicello ». così dante distacca, salvandola dal fuoco dell’inferno e dall’oblio dei posteri, quella cultura in cui affonderà le sue radici la fu- tura Europa, che intanto avrà in lui un pro- fetico antesignano. si tratta della cultura greca, che, a parte la sapienza poetica del- la «bella scola», è quivi rappresentata in tutte le direzioni dello scibile, dalla filoso- fia alla matematica, dall’astronomia alla fi- sica, alla medicina. un punto su tutti va considerato, perché importante ai fini della definizione di dante come «uomo europeo». Ed è quello attinen- te ad aristotele, detto « il maestro di color che sanno », il quale avrà un’influenza de- terminante sulla cultura europea dal Xiii se- colo fino, si può dire, ai nostri giorni, assie- me alla cultura cristiana informata al suo pensiero, attraverso i grandi maestri della scolastica, tra i quali alberto magno e tom- maso d’aquino, per citarne due con cui l’alighieri ebbe grande dimestichezza. due personaggi, costoro, rimasti in luce, come punti di riferimento imprescindibili per l’autorevolezza del loro pensiero, anche al di là dell’ambito della teologia, fino al peso loro riconosciuto riguardo al rapporto tra fede e ragione. di cui fanno memoria, fra l’altro, le sopra riportate citazioni di Gali- leo nella Lettera a Madama Cristina e di Benedetto Xvi. in questo quadro storico la figura di dan- te è quella tracciata da Eliot e tratteggiata all’inizio di questa nota. ragione per cui, ai fini della nascita del nuovo «uomo euro- peo», dante dovrebbe essere il filo rosso dell’istruzione europeista negli istituti su- periori di ogni indirizzo di studi. anche se questo risulta assai problemati- co, specie in un momento, come quello at- tuale, «in cui – se è vero com’è vero quel che dice il professore reale - in non poche scuole (licei classici compresi) dante viene in larga misura trascurato, nella convinzio- ne che non parli più ai giovani di oggi», pro- prio per il bene dei giovani, il cui futuro, se sono europei, non può che essere l’Europa unita, il sistema scolastico nazionale, per essere all’altezza dei tempi e in linea con la storia aggregativa di questo continente, de- ve formare le nuove generazioni in vista di un tale imprescindibile obiettivo.
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