Maggio-Giugno 2019
29 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXVI - Numero 5-6 - Maggio-Giugno 2019 nomica sugli indirizzi formativi l’impermea- bile struttura statalista incomincia a cede- re, si aprono delle falle nel curricolo con quote di piani di studio concordati con il mondo delle imprese, soprattutto nell’istru- zione tecnica e professionale, fino a preve- dere spazi di flessibilità che integrano addi- rittura sistemi diversi, statale e regionale. anche il predetto decreto sull’autonomia didattica prevedeva un curricolo nazionale dell’85% dell’orario ed un 15%, poi portato a 20 appannaggio dei singoli istituti. in altri Paesi queste quote sono disponibili per gli studenti che partecipano alla definizione del loro piano di studi, invece da noi tale flessibilità è tirata fino all’ultima ora da de- creti che indicano le diverse declinazioni degli indirizzi, con orari e cattedre che ten- gono bloccati qualsiasi vera iniziativa loca- le. L’organico di istituto è sempre legato da vincoli che tutelano soprattutto la stabilità dei docenti. È l’inefficienza dello statalismo, nonché le diseguaglianze prodotte nelle diverse parti del Paese che spinge le regioni a chie- dere più autonomia ad esempio nella ge- stione del personale; non è solo il trentino- alto adige a procedere direttamente al re- clutamento, ma il friuli vG da anni alimen- ta con fondi propri i team della scuola pri- maria ed ora supporta il fabbisogno di diri- genti, direttori amministrativi e docenti di sostegno, cui lo stato non riesce a far fron- te. È nella prospettiva di una oramai irri- nunciabile necessità di intervenire sul fron- te dell’integrazione tra i sistemi di istruzio- ne e formazione professionale, di cui si par- la nel dm 17/5/2018, che le regioni chiedo- no più poteri, anche sul fronte della forma- zione terziaria specifica, nonché sulla terza missione delle università. una quota dei predetti piani di studio è riservata alle regioni fin dal 2003 (L. 53), per gli aspetti di interesse particolare an- che collegati con le realtà locali. La regio- ne Lombardia fin dal 2009 aveva emanato indirizzi per le scuole di primo e secondo grado che indicavano obiettivi prioritari all’interno di standard di apprendimento nazionali, con l’utilizzo di docenti già in servizio ed esperti del mondo del lavoro. si tratta di sostenere le competenze generali per l’esercizio dei diritti di cittadinanza, aiutare nell’elaborazione di progetti di vita, favorire l’interazione tra i soggetti anche di lingue diverse; educare all’utilizzo di servizi e strutture partecipative locali, all’eserci- zio dello spirito di iniziativa e di autoim- prenditorialità, verificando le attitudini; operare in sicurezza per la tutela della salu- te, adottare comportamenti rispettosi dell’ambiente, utilizzare le tecnologie del- l’informazione e comunicazione. una visione più legata alla storia ed alle tradizioni culturali è proposta da un recente protocollo di intesa tra la regione veneto e il miur per l’aggiunta di competenze degli alunni in quell’ambito. saranno realizzati approfondimenti interdisciplinari, attività di ricerca-azione, nonché percorsi nei musei, biblioteche e archivi, con la formazione dei docenti nel campo della ricerca storica e del reperimento e utilizzo delle fonti, nella prospettiva dell’educazione allo sviluppo sostenibile. cinque insegnanti a livello re- gionale, a valere sull’organico di potenzia- mento, saranno selezionati per offrire agli studenti opportunità formative qualificate. usr e regione predisporranno ogni anno un piano di lavoro da mettere a disposizione delle scuole anche in rete tra di loro. L’Emilia romagna invece non interviene con una proposta regionale, ma trasferisce alle autonomie scolastiche ogni competenza propria in materia di curricolo didattico (l.r. 12/2003). sono tre comportamenti che danno l’idea dell’attenzione che le regioni pron- te ad accedere all’autonomia differenziata pongono alle politiche scolastiche. tutte dovranno confrontarsi con le scuole auto- nome, salvaguardate dalla costituzione, ma ciascuna pensando e condividendo una propria strategia, che potrebbe cambiare nella sostanza il rapporto tra le scuole gli enti e le realtà del territorio, anche con gli stessi strumenti che però non saranno più gestiti dal «superiore ministero». non si voleva questo quando nell’ultimo decennio del secolo scorso si inneggiava al decentra- mento statale ed ai rapporti tra scuola e territorio? Potrebbe essere la prima volta che succede davvero. non lasciamocela sfuggire di nuovo.
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