Maggio-Giugno 2019
LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXVI - Numero 5-6 - Maggio-Giugno 2019 26 aBBiamo BisoGno di «maEstri» non di Prof. Italo Bassotto, già Dirigente tecnico Perché i maestri «sono», mentre i prof. «sanno» sono sempre stato colpito dal fatto che nelle scuole primarie del sud i maestri ma- schi (che in genere sono qualcuno, ma po- chi, in più che non al nord) venissero chia- mati professori. Pensavo che l’abitudine nascesse dal fatto che sempre più di fre- quente a lavorare nella scuola elementare erano docenti laureati, anche quando ba- stava la maturità magistrale per essere as- sunti nei ruoli della primaria, ma quando ho chiesto ragione di tale consuetudine, mi è stato risposta che «professore» indica uno status sociale più elevato di quello del semplice «maestro» e che, quindi, chiama- re un maestro «professore» è come attri- buirgli un prestigio sociale maggiore di quanto non abbia la qualifica di «sempli- ce» maestro. con questa logica, adesso che per inse- gnare in tutti gli ordini e gradi di scuola oc- corre la laurea, bisognerà chiamare tutti gli insegnanti «professori» (o, come dicono gli studenti, «prof.») con conseguente livella- mento anche del prestigio sociale. del resto se le parole con cui si definisce il ruolo o lo status di una persona servono a sanzionarne anche la collocazione nella scala sociale, questo è il tempo del massimo livellamento, che spesso sfiora -in nome della uguaglianza e della parità di trattamento- l’incapacità di questa nostra cultura post moderna di te- nere insieme identità e differenza. mi viene in mente il « todos caballeros » che (narra la leggenda) carlo v pronunciò davanti al popolo di alghero nel 154, no- minando così tutti - popolani e signori, ric- chi e poveri, fedeli sudditi o briganti - ca- valieri in segno di gratitudine per la loro dedizione alla causa del suo immenso im- pero. La saggezza popolare, poi, fece di- ventare il detto una maniera ironica per fingere un elevamento del rango sociale del popolo: tanto, cavaliere o no, chi muore di fame continua a morire, chi sfrutta il prossimo lo fa con o senza titolo, chi sta bene non è certo per il titolo che gli viene attribuito… …eppure i «maestri» sono radicalmente diversi dai «prof.»… «Professore» è colui che «espone quel che sa» (la parola si compone del prefisso «pro» che vuol dire «davanti a tutti» e del verbo «fero», che definisce il tramandare nel senso del «portare in luce dal passa- to»): in altre parole il significato preciso del termine «professore» è: «colui che tra- manda pubblicamente le conoscenze del passato». completamente diverso il senso della pa- rola «maestro»: la matrice è sempre latina e fa riferimento al termine «magis» che vuol dire «di più», e corrisponde all’ebraico «rabbi» (grande) ed al sanscrito «guru» (pieno di dignità e prestigio). come si intui- sce immediatamente, se ai prof. si chiedeva (e tutt’ora si chiede) conoscenza e capacità di comunicarla in pubblico, ai maestri si chiedeva (e si chiede ancora) saggezza e ca- pacità di testimoniarla. del resto il senso comune rende giustizia di questa distinzione: maestri sono gli arti- sti che hanno saputo creare uno stile (una volta si diceva una «scuola») nel campo del- le arti visive e musicali; maestri sono i gran- di e geniali artigiani che hanno saputo (e sanno) creare oggetti che uniscono utilità, bellezza e rispetto dell’ambiente, assicu- rando ai loro prodotti un continuo adegua- mento ai cambiamenti dei contesti in cui essi vengono usati. Penso ai «maestri d’ascia» che ho conosciuto a Licata: capaci di costruire artigianalmente pescherecci che vengono richiesti in tutto il mondo. E
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