Maggio-Giugno 2019
LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXVI - Numero 5-6 - Maggio-Giugno 2019 22 ra di una logica politica territoriale basata sulla dialettica degli opposti. tale «logica» si differenzia dal «momento in sé» se inter- pretata come una deterritorializzazione del conflitto politico, supera le ambivalenze di un sistema basato sulla costruzione territo- riale del consenso e della partecipazione per aprirsi verso uno spazio globale. Politica ed economia non possono essere più com- prese dentro una dimensione territoriale. Questo trasferimento dallo statico al noma- de è stata una caratteristica del passaggio dal capitale industriale al capitale finanzia- rio. La politica sta subendo la stessa tra- sformazione che ha subito il capitale e il populismo è il principio di questa mutazione genetica del «politico» all’interno di uno spazio deterritorializzato. ciò che ha maggiormente contribuito al superamento del «momento populista» in una logica ben definita è stata l’evoluzione della sinistra storica, la quale ha assunto le istanze neoliberali come narrazione-azione della costruzione del campo politico: il mercato come principale attore della redi- stribuzione della ricchezza, che ha prodotto una strutturale convergenza tra l’idea di equità sociale e quella di inclusione nel mercato. anticipando un elemento chiave, si può dire che la razionalità di questa logi- ca si propone fin dalle sue premesse come una dinamica totalizzante, emarginando il conflitto costituente di idee, proposte, uto- pie e facendo coincidere il flusso della sog- gettività politica dentro un centro modera- tore in grado di sterilizzare il confronto dia- lettico e inaugurare l’era del discorso cultu- rale neoliberale. Un quadro teorico di riferimento il populismo è diventato progressivamen- te il fenomeno più studiato del XXi secolo. ampie digressioni si sono sviluppate al fine di comprendere un evento endogeno delle democrazie liberali – fondate sulla triade popolo-territorio-sovranità – che si nascon- deva nell’ingannevole illusione della mag- gioranza silenziosa. Questa manifestazione endogena è la risultante di un articolato processo di riconoscimento della crescente disparità di immaginazione collettiva; la produzione di valori necessari al consolida- mento di una narrazione universale conduce all’annichilimento della visione prospettica della realtà per approdare alla visione uni- dimensionale dell’individuo che introietta un modello valoriale di tipo verticale – da questa prospettiva risulta più facile intuire perché si crea una sovrapposizione tra la base e il vertice della società. il concetto di populismo non è una espressione recente ma un compendio di concetti che può anche essere fatto risalire alle fine dell’ottocento. inizialmente il suo contenuto variabile è stato una facile spie- gazione per accomunare diverse inclinazioni «estremiste», quale che siano di destra o di sinistra, che si contrapponevano alle demo- crazie rappresentative; ma in quest’ottica il populismo veniva ancora interpretato all’in- terno di uno schieramento ideologico preco- stituito. da queste premesse, nel maggio del 1967, alla London school of Economics, si tenne la prima conferenza sul significato del populismo nelle società contemporanee con il titolo « to define populism ». in quella conferenza, si delinearono le prime, origina- rie, caratteristiche del populismo come fe- nomeno trasversale che si sforzava di ecce- dere molti dei significati cardine delle de- mocrazie liberali, in particolare quello della rappresentanza politica. il modus operandi di questo primo incontro pioneristico era so- stanzialmente l’analisi sociologica e storica del fenomeno, con base popolare e già radi- cato in società molto diverse tra loro. isaiah Berlin, una delle figure più presti- giose di quella conferenza, indicò le carat- teristiche essenziali dell’emergere del po- pulismo. in primo luogo, osserva Berlin, si costruisce una forte idea di comunità, soli- tamente attraverso un movimento interclas- sista che rivendica la sua posizione subal- terna e troppo spesso inascoltata dalle élite politiche – nelle società moderne caratteriz- zate da pluralismo e frammentarietà, il po- pulismo si appoggia all’appello retorico «we the people». in secondo luogo, è l’espres- sione del rifiuto delle formazioni partitiche tradizionali, si propone di superare l’ideolo- gia politica di fondo attraverso la retorica del cambiamento inteso come rinnovamento della società, in particolare restituendo al popolo l’autorità espropriata delle classi di- rigenti. in terzo luogo, si propone come un
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