Maggio-Giugno 2019

21 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXVI - Numero 5-6 - Maggio-Giugno 2019 mente negative – forse c’è una logica algo- ritmica anche in questa repulsione del po- pulismo? – che dipingono questo fenomeno come una minaccia per la democrazia e il sistema economico. accanto a queste inter- pretazioni, il populismo è stato osservato anche da una prospettiva radicalmente di- versa che mette in risalto alcune strategie utili per ribaltare l’accezione negativa e riappropriarsi del potenziale popolare insito all’interno di questo concetto. come vedre- mo, l’aspetto ambivalente è una peculiarità costitutiva essenziale che sarà al centro della ricerca. Per esemplificare alcuni con- cetti chiave, è interessante notare come i mass media mettano in evidenza le inclina- zioni negative e regressive del populismo al fine di incanalare un senso di ambiguità e risentimento verso un soggetto politico e, il più delle volte, per stigmatizzare diretta- mente l’avversario. al contrario, analisi più strutturate cercano di dare una visione rea- listicamente positiva del termine, indivi- duando gli aspetti riformatori, strategie au- tonome capaci di incanalare nuovi claim che provengono dalla società civile dentro un percorso comune. visioni apocalittiche e progetti di riforma sociale: la logica del po- pulismo va molto oltre il bene e il male. riprendendo un termine caro ai politolo- gi, meno alla classe politica, il populismo, è stato qualificato come una catch-all word , «una parola pigliatutto, che tira dentro, co- me se appartenessero alla stessa natura, cose vecchie e cose nuove, manifestazioni di protesta radicale dell’altro ieri e forme di rivolta elettorale di oggi e forse di doma- ni» (revelli, 2017). identificare il populi- smo, dunque, non è un compito facile, ma comprendere che lo scenario politico attua- le è un campo populista aiuta a definire l’orizzonte nel quale muoversi senza perde- re l’orientamento nel nuovo linguaggio dei «post» che probabilmente ha superato defi- nitivamente l’era degli «ismi». in questo contesto, il lavoro pioneristico di colin crouch sulla definizione del concetto di po- stdemocrazia è fondamentale per compren- dere perché, in che modo e con quale in- tensità, il fenomeno populista sia stato messo in relazione alla crisi – nei termini di uno sviluppo regressivo – delle tradizionali democrazie liberali. in linea di principio c’è una connessione storica tra la torsione oli- garchica e l’evoluzione «esecutoria» dei go- verni che travalicano il parlamento, «anche se le elezioni continuano a svolgersi e con- dizionare i governi, il dibattito elettorale è uno spettacolo saldamente controllato, con- dotto da gruppi rivali di professionisti esperti nelle tecniche di persuasione e si esercita su un numero ristretto di questioni selezionate da questi gruppi. La massa dei cittadini svolge un ruolo passivo, acquie- scente, persino apatico, limitandosi a reagi- re ai segnali che riceve. a parte lo spettaco- lo della lotta elettorale, la politica viene decisa in privato dall’integrazione tra i go- verni eletti e le élite che rappresentano quasi esclusivamente interessi economici» (crouch, 2009). Questa direzione delle de- mocrazie liberali diviene evidente con la crisi dei partiti socialdemocratici, piegati dalle imposizioni dell’egemonia neoliberale in Europa che ne ha mutato la struttura di fondo al fine di rivoluzionare le politiche economiche e sociali (redistribuzione, equi- tà sociale, welfare state ) allontanandole dai programmi del «consenso keynesiano» e rendendo sempre più sottile la differenza ideologica tra destra e sinistra, soprattutto in campo economico. a questa crisi si asso- cia il declino della classe dirigente tradizio- nale, completamente trasformata dalle di- namiche dell’età globale, le oligarchie vec- chie e nuove, che si poggiano sui meccani- smi di potere logorati dalla globalizzazione, vengono dissolte all’interno del magma dei gruppi di interesse privato che le sostitui- scono per accompagnare le scelte dei deci- sori pubblici (azzolini, 2017). in sostanza, cercare di dare un significa- to storico al populismo attraverso la defini- zione temporale di «momento», come con- causa di una serie di eventi perturbanti, de- linea una aspettativa di vita in relazione a determinate ragioni che una volta superate, tendono a ristabilire un ordine storico-cul- turale che è stato obliato dall’ingiunzione delle cause che li hanno prodotti. a mio av- viso, da quando i mercati hanno plasmato la società europea e la struttura stessa del tessuto sociale, ci siamo addentrati all’in- terno di una «logica populista» che si pro- ietta oltre il «momento», ossia si riappro- pria del suo momento come punto di rottu-

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