Maggio-Giugno 2019
LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXVI - Numero 5-6 - Maggio-Giugno 2019 16 diante l’esercizio del pensiero critico, e cittadini responsabili e consapevoli sul piano collettivo. La parola rispetto deve tornare ad essere centrale, ma proprio nel suo significato più profondo: quello di avere riguardo, atten- zione dell’altro in quanto persona e in quanto cittadino e cura dell’ambiente in cui si vive. Per questo abbiamo introdotto l’Educa- zione Civica obbligatoria in tutti gli ordini e gradi delle scuole. È nella conoscenza che la legge diventa linfa vitale delle rela- zioni comunitarie e che la partecipazione democratica diventa possibile. La nuova legge, approvata all’unanimità alla camera, prevede 33 ore annuali, il voto in pagella e la creazione di un albo delle buone pratiche. si declinerà in educazione alla cittadinanza digitale, studio della co- stituzione, dell’unione Europea e degli or- ganismi internazionali, educazione ambien- tale ed educazione alla legalità. È nella conoscenza che la legge diventa linfa vitale delle relazioni comunitarie e che la partecipazione democratica diventa possibile. Ciascuno appartiene ad una co- munità con i suoi valori e le sue regole, ed è appartenendo alla propria comunità che vive in un mondo globale interconnes- so. Questo per dire che «l’educazione glo- bale» è importante, ma prima di essere cittadini del mondo i ragazzi italiani sono cittadini italiani . Sono la differenza e le nostre radici sono la nostra ricchezza, non l’uniformità omologante. La scuola è il luogo primario dove si co- struiscono le condizioni dell’equità e del- l’inclusione sociale. È reale comunità educante se apre alla possibilità della conquista della libertà, alla possibilità della realizzazione di sé per la vita futu- ra come cittadini e come persone. È il sapere che ci rende liberi, dove libertà per me significa essere cittadini e lavora- tori, essere riconosciuti dagli altri come individui liberi che partecipano al progres- so della società. ma l’idea di libertà non ha senso se scon- nessa dalla dimensione del futuro. Il futuro è il luogo delle possibilità: per coglierle bisogna saper scegliere, e per sapere sce- gliere occorrono una formazione e una preparazione adeguate. i ragazzi percepiscono che la società non li interpella, e che il loro futuro è impreve- dibile. ma se il futuro non è percepito come un’opportunità non retroagisce nella mente del ragazzo come incentivo, ma determina demotivazione. È ai giovani che la nostra azione educati- va deve essere rivolta. i giovani, molto spesso, faticano ad orientarsi nel mondo at- tuale. il mondo globale iper-collegato gene- ra nuove opportunità di vita, ma al tempo stesso provoca frammentazione sociale e politica. ritengo sia opportuno parlare della ne- cessità di un «Nuovo Umanesimo», di ri- portare l’uomo al centro delle nostre azioni. «Nuovo Umanesimo» significa fare in modo che il benessere rimanga il fine ulti- mo delle nostre azioni, e che l’uomo non diventi mezzo sacrificabile di fronte a qualunque esigenza. Significa accettare la sfida di un futuro in cui la libertà possa convivere con l’innovazione tecnologica. Significa riportare al centro il rispetto per la persona umana in quanto tale, tornare ad essere responsabili della vita del pia- neta. La politica ha il dovere di fungere da garante e agire affinché la società proceda verso un maggiore benessere individuale e collettivo, sia economico che sociale in sen- so lato. Il disagio giovanile che sperimentiamo è il risultato di una crisi sociale e cultura- le molto profonda. Dobbiamo avere cura dei nostri ragazzi, tornare a dare loro una speranza di futuro concreta, riaprire la possibilità di progettare la propria vita. una delle violenze più dure nel nostro Paese è quella rivolta contro i giovani: non concedere loro opportunità significa arren- dersi al declino, alla povertà, all’ingiustizia, alla diseguaglianza. L’assetto della nostra società sta cam- biando, è sempre più liquido: smarrimento e spaesamento sono il risvolto negativo di questi processi in atto. E questo è tanto più paradossale oggi che siamo tutti connessi nella rete: tanto più siamo connessi quan- to più ci sentiamo soli, distanti e isolati.
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