Maggio-Giugno 2019

11 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXVI - Numero 5-6 - Maggio-Giugno 2019 re a voi che lo sapete a memoria queste co- se, ma autorità viene da augere e indica colui che fa crescere , educazione da educe- re colui che tira fuori il meglio del discente. «Ma questo è quello che sta accadendo?» Il concetto di autorità, fondamentale per un progetto di formazione tecnica, culturale ed educativa è stato completamente smi- nuito ed eliminato. Allora ci dobbiamo in- terrogare sul vero valore dell’autorità e dell’educazione. Lo sforzo da fare è di cer- care pian pian di far ritornare in auge il concetto di autorità. Quando noi leggiamo quasi quotidiana- mente di genitori che picchiano o comunque maltrattano o contestano i docenti perché hanno rimproverato i figli, evidentemente è venuto meno il concetto di autorità. Perché non centomila anni fa, ma soltanto la gene- razione precedente, cioè soltanto venti-ven- ticinque anni fa, era inimmaginabile pensare che un genitore andasse a contestare la pe- dagogia o comunque il modo in cui quell’in- segnante stava educando il proprio figlio, anzi ricordiamo la famosa frase che tutti ab- biamo sentito un centinaia di volte che a ca- sa c’era il resto delle punizioni che veniva- no affibbiate al monello di turno. Oggi invece succede esattamente il con- trario allora dobbiamo capire che è venuto meno il concetto di autorità, evidentemente il docente non è visto più come colui che de- ve far crescere, ma come uno qualsiasi che prende lo stipendio e fa da badante per quattro-cinque-sei ore a quel discolo che io genitore non ho saputo formare. Anche il concetto di educazione va rivisto bene. Ora capisco che anche qui sfondo una porta aper- ta, perché sono nelle sacre stanze di Nosen- go, però c’è un assioma assolutamente evi- dente: Dio crea l’uomo, l’uomo si forma in famiglia, la famiglia, in generale l’uomo go- verna la società . Oggi succede esattamente il contrario, l’uomo si sente un superuomo, è convinto di essere Dio, di poter immaginare di tutto e di più e la società è dominante ri- spetto all’uomo stesso. L’aborto è lecito, uc- cidere un animale invece, fatto certo grave, è illecito; la vita umana non viene rispettata nella sua sacralità. La modernità oggi nega il valore dell’esi- stenza umana e vuole ridurre l’aspetto pe- dagogico un inutile passione. Penso che questi siano i grandi interrogativi su cui oggi dovremo realmente immaginare un riscatto, un risalire la china, una capacità di vedere di nuovo una società di altro tipo. Quando nei giorni scorsi abbiamo approvato, come Parlamento, la legge sull’Educazione Civica e la Lega vi ha dato un enfasi non indiffe- rente, che penso non vi sarà sfuggita, lo ab- biamo fatto perché ci siamo resi conto che per risalire la china bisognava ripartire dai fondamentali. Se quel ragazzo ha perso e ha smarrito completamente la trebisonda, per colpa di un’educazione inesistente, è da lì che bisogna ripartire, la scuola gli deve da- re gli elementi basilari della vita sociale. L’Educazione Civica è stata fondamenta- le nel dopoguerra, oggi deve ritornare a es- sere fondamentale in questo nuovo dopo- guerra, perché siamo soggetti a una guerra antropologica dove l’uomo in quanto tale viene ogni giorno distrutto e gli tolgono i suoi valori e i principi fondamentali su cui viene basata la sua esistenza. Il nuovo uomo di questa età è certamente un uomo ferito, che ha smarrito completamente i punti di riferimento. La pedagogia moderna parla di deserto valoriale , siamo di fronte a un sog- getto che, in assenza di punti di riferimento autentici, si perde, diventa schizofrenico, dice tutto e il contrario di tutto. La nuova scuola moderna secondo il mio parere deve entrare in questa logica, po- trebbe essere cosa buona anche intestarsi battaglie antiche, che però sono modernissi- me. Per esempio, secondo me, deve tornare in auge il latino, che, oltre a dare la logica delle cose e a darci una mentalità, bisogna riscoprire anche come elemento di forma- zione e di cultura classica. Quindi dobbiamo ritornare sia alla costruzione dell’uomo in quanto tale sia alla riscoperta di quei classi- ci che fondamentalmente ci hanno fatto di- ventare, per quanto riguarda noi italiani, quello che siamo. Una buona scuola si co- struisce meglio su questi elementi. Grazie per aver prestato attenzione a questo breve saluto e ribadisco che siamo molto contenti di essere qui io, in particola- re, sempre disponibile nei confronti di que- sta meritoria Unione, vi ringrazio di cuore per l’invito.

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