Maggio-Giugno-2016
gni quantitativi e sul raggiungimento di standard qualitativi), una definizione più precisa delle figure e funzioni intermedie (appena accennate nella legge 107/2015), le modalità di partecipazione al governo e alle decisioni della scuola (organi collegia- li), l’uso degli incentivi per consolidare le pratiche innovative ed il lavoro collaborati- vo dei docenti. Sono nodi che dovranno es- sere sciolti a livello legislativo e contrat- tuale, ma la direzione di marcia è ormai tracciata. Fare buona formazione ma quali sono le condizioni per fare una buona formazione? Chi ci garantisce che non si risolva nell’ennesima carrellata di esperti e formatori? possiamo certamente immagi- nare che il modello decisivo sia quello della formazione tra pari. la scuola fa cultura e produce un sapere pratico che deve essere conosciuto e diffuso, tuttavia non basta. la formazione non può essere solo autoconsu- mo interno. È necessario introdurre nella vi- ta della scuola stimoli culturali innovativi, fare in modo che i docenti partecipino al di- battito culturale, scientifico professionale ed a questo risponde la ratio della card per la formazione, che vuole agevolare più in- tense relazioni dei docenti con la vita cultu- rale anche extrascolastica. la stessa orga- nizzazione della formazione dovrebbe ispi- rarsi alla ricerca dei referenti professionali e scientifici più appropriati, che non si tro- vano solo nelle Università, ma anche nel mondo delle imprese, nelle agenzie di servi- zi, nell’associazionismo professionale e di disciplina, nell’area del sociale e del terzo settore. fa parte del nuovo sistema della formazione anche una più dinamica gestio- ne degli accreditamenti (dei soggetti titola- ti a fare formazione), che dovrebbero ri- spondere proprio a questa esigenza di inno- vazione di contenuti e di metodi. occorre evitare il doppio scoglio della totale ester- nalizzazione della formazione ad agenzie private e la chiusura in interventi interni del tutto autoreferenziali. per uscire dalle logiche trasmissive ap- pare utile investire di più sulle figure dei formatori, in questo caso intendendo gli operatori (tendenzialmente del mondo del- la scuola) in grado di accompagnare per un periodo prolungato gruppi di insegnanti im- pegnati in attività di studio, di ricerca, di sperimentazione (messa alla prova di nuo- ve ipotesi didattiche), di verifica di quanto appreso e di documentazione alla propria comunità professionale dei nuovi approcci metodologici. anche la formazione in servi- zio è una impresa collegiale e richiede la costituzione di team affiatati, interni ed esterni alla scuola, in grado di portare avanti efficaci azioni formative. Quali gli assi prioritari della formazione Considerando le innovazioni in atto, le previsioni di legge, i bisogni più volte se- gnalati dai docenti (pensiamo agli esiti della ricerca oCSE-talIS) non è difficile immagi- nare quali saranno gli assi portanti dell’im- minente piano nazionale di formazione. al centro starà lo sviluppo delle competenze digitali, che oggi appare un po’ il mantra dell’innovazione metodologica e didattica, ma che risponde ad una effettiva necessità di connessione della scuola con l’evoluzione tecnologica della società. per altro già il pnSd (scuola digitale) prefigura le azioni formative inserite nel piano ed, anzi, è au- torizzato a staccare una prima cedola di 10 milioni dal budget complessivo a disposizio- ne per la formazione. l’ empowerment sulla figura dell’animatore digitale ne è una pri- ma controprova: d’altra parte, che le aree di innovazione siano presidiate a scuola da figure di riferimento rappresenta una scelta strategica. Si potrebbero fare gli esempi del coordinatore dei processi di inclusione (nota mIUR 37900 del 19-11-2015), del tutor per l’anno di formazione, del tutor per l’alter- nanza, per non parlare degli interventi spe- cifici da destinare ai dirigenti scolastici ed al loro nuovo profilo. anche lo sviluppo della competenza nelle lingue straniere rappresenta una priorità, sia per dare più respiro agli attuali percorsi formativi (a singhiozzo) che si riferiscono alle lingue nella scuola primaria, al ClIl nella secondaria. C’è una necessaria esigen- za di internazionalizzazione del sistema scolastico e la scarsa conoscenza delle lin- 29 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXIII - Numero 5-6 - Maggio-Giugno 2016
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