Maggio-Giugno-2016

LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXIII - Numero 5-6 - Maggio-Giugno 2016 28 fessionali. l’insegnamento, l’educazione, la didattica sono oggi più che mai una scelta di team , una impresa collaborativa: l’inse- gnante grande solista della didattica non ce la fa più da solo a reggere l’impatto del rapporto con gli allievi. la tanto elogiata autonomia scolastica (con i suoi impegnativi corollari di curricolo, progettazione, didat- tiche personalizzate, flessibilità organizza- tive, valutazione formativa) non vive senza un gruppo professionale di docenti forte- mente motivati verso l’innovazione, verso l’impegno didattico condiviso, il controllo dei risultati, la regolazione consapevole delle scelte. E questo richiede un attitudine al confronto, alla ricerca, alla documenta- zione. Il lavoro collaborativo è l’orizzonte di una professionalità efficace. Il nuovo modello di formazione in servi- zio si inserisce dunque in un quadro più di- namico della professione docente, di cui c’è traccia anche nella buona scuola: infatti vengono ipotizzate nuove modalità per la formazione iniziale dei docenti (con un pe- riodo di «praticantato» consistente e pro- lungato), si irrobustisce il percorso di ac- compagnamento dei nuovi assunti (metten- do alla prova strumenti come il bilancio di competenze, il portfolio professionale, il tutoraggio peer to peer ), si introducono meccanismo di incentivazione del merito (e tra i criteri, oltre alla qualità dell’insegna- mento, compaiono la partecipazione ad at- tività di ricerca, formazione, diffusione di buone pratiche). la formazione continua è il fil rouge che accompagna il ciclo di vita professionale di ogni docente. Investire sulla formazione l’obbligo di formazione si configura in- nanzi tutto come una scelta di carattere de- ontologico, perché fa parte integrante della responsabilità professionale. È vero, oggi la legge parla di «obbligo» ed è un principio più incisivo della formula del diritto-dove- re. tuttavia l’obbligo non si potrà ridurre al conteggio di un numero prefissato di ore da «passare» in aggiornamento (secondo una scansione già vissuta alcuni anni fa nella scuola italiana), ma piuttosto per la qualità dei percorsi formativi: - la sicura delimitazione degli obiettivi, - la messa a fuoco dei nodi culturali, - il carattere operativo ed esperienziale (in forma di ricerca-azione), - la documentazione delle acquisizioni e dei risultati. tutto ciò dovrebbe essere profilato in crediti formativi (in unità formative certifi- cabili) in cui sarebbero descritti il tempo della formazione, la natura delle attività (ricerca, sperimentazione didattica), il la- voro in rete, la documentazione dei risulta- ti. nell’insieme potrebbe essere accreditato un tempo all inclusive di 25 ore per ogni unità. ogni istituzione scolastica propone ai suoi docenti un’unità formativa all’anno (sulla base dei bisogni effettivi della scuola e del personale) e riconosce ai docenti un’ulteriore unità formativa sulla base delle loro libere scelte (avendo a disposizione an- che la card ). È poi evidente che sarebbero riconosciuti (e accreditati) gli ulteriori per- corsi più impegnativi, liberamente intrapre- si dai partecipanti. questa ipotesi avrebbe il pregio di privilegiare la qualità del lavoro formativo, di tenere in equilibrio le scelte personali e quelle dell’istituzione, oltre ad essere compatibile con l’attuale quadro contrattuale, che inserisce la formazione come elemento costitutivo della professio- nalità docente, senza però regolamentarla negli impegni. Restano aperte molte questioni di so- stanza, come una nuova carriera dei docen- ti (da innestare sul riconoscimento di impe-

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