Maggio-Giugno-2016

ComE CamBIa la foRmazIonE In SERVIzIo Giancarlo Cerini, Dirigente tecnico MIUR Le novità della buona scuola Si attendono grandi novità dall’attuazio- ne della riforma della «Buona Scuola» (leg- ge 107/2015), almeno in materia di forma- zione in servizio dei docenti. Infatti, alcuni articoli del provvedimento tratteggiano un nuovo quadro di riferimento che si basa sul principio della formazione «obbligatoria, permanente, strategica» e destinano allo sviluppo professionale risorse superiori a quelle del recente passato (40 milioni annui per organizzare nuovi corsi). ma soprattutto assegnano ai singoli docenti una card per la formazione del valore di 500 euro annui (la misura è permanente e vale per il 2015 cir- ca 387 milioni) per provvedere alle proprie esigenze di formazione (corsi, stage , ma- ster ), ma anche a consumi culturali (teatro, musei, cinema) e all’acquisto di strumenti utili al proprio lavoro ( personal , libri, abbo- namenti a riviste, ecc.). Unite insieme si tratta di cifre consistenti che, di per sé, non garantiscono di trovarci di fronte alla svolta «qualitativa» che tutti auspichiamo. dalla scuola rimbalzano molti interroga- tivi. ne indichiamo alcuni: - cosa sta succedendo con la card ? I fondi sono effettivamente utilizzati per miglio- rare la professionalità e ricondurla a van- taggio della comunità professionale di ap- partenenza? - quando saranno attivati i nuovi percorsi formativi? la legge, infatti, richiede l’ela- borazione di un piano nazionale di cui an- cora non ci sono visibili segni (al mIUR stanno lavorando, ma i tempi si allunga- no…); - come sarà regolamentato l’obbligo di for- mazione? quali spazi di autonomia spette- ranno ai docenti e cosa potrà richiedere la propria scuola? Sono certamente questioni decisive, ma ancora più importante è interrogarsi sul «senso» e il «valore» che si intende dare al- la formazione permanente. Certamente è elemento distintivo dell’insegnamento man- tenere un atteggiamento di ricerca e di ag- giornamento nei confronti dei «saperi» che vanno presentati agli allievi (a qualsiasi li- vello di età), come pure affinare i ferri del mestiere (la mediazione comunicativa e di- dattica, la gestione della classe, la costru- zione di ambienti di apprendimento effica- ci). ma queste cose già venivano dette nei decreti delegati del 1974! Il professionista che apprende Continuare ad apprendere è un dovere per chi si dedica all’insegnamento, per ri- scoprire ogni volta le caratteristiche e le potenzialità degli allievi che si hanno di fronte, per padroneggiare le nuove tecnolo- gie digitali che tanto peso hanno nella vita dei ragazzi, per essere informati sulle inno- vazioni in atto nel sistema educativo (e non subirle passivamente). la formazione, dun- que è una scelta deontologia dei singoli (non si è veri professionisti se non si man- tengono costantemente aggiornate le pro- prie competenze), ma si intreccia diretta- mente con la costruzione di comunità pro- 27 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXIII - Numero 5-6 - Maggio-Giugno 2016

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