Maggio-Giugno-2016
LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXIII - Numero 5-6 - Maggio-Giugno 2016 30 gue è certamente un handicap per il nostro paese alle prese con le sfide di un mondo sempre più globale. Sono a rischio anche i nostri tradizionali punti di forza (la creativi- tà, la cultura, il wellness , l’arte, la musi- ca…), se non collegati agli sviluppi del mon- do produttivo e se non proiettati nello sce- nario internazionale. Così i temi della alter- nanza, della cittadinanza, dell’intercultura, dell’inclusione (che saranno altrettanti og- getti prioritari da affrontare) si colorano di nuovi valori non solo legati alle emergenze. le innovazioni didattiche e metodologiche (che gravitano attorno ai concetti di auto- nomia, di competenze, di valutazione for- mativa, di flessibilità organizzativa) sono al- trettanti assi su cui costruire azioni formati- ve di sistema. Verso nuove forme di governance occorre poi uscire dal dilemma delle po- litiche formative, che oscillano tra i grandi piani nazionali pre- scrittivi, con le loro logiche a cascata e le piattaforme di sup- porto (formazione neo-assunti, ClIl, formazione digitale, ecc.), ed il « bricolage » a livello di singole scuole o di alleanze tra scuole (le cosiddette reti). possiamo certamente scom- mettere sulle reti di scuole. Il modello territoriale della for- mazione dovrebbe innestarsi sulla nuova configurazione che le reti stanno assumendo in vir- tù delle previsioni contenute nella legge 107/2015 (art. 1, commi 70-74). Rispetto alle esperienze assai diversificate che abbiamo visto in questi anni (reti di scopo, reti di rappresentanza, reti innovative, lasciate al- la libera adesione delle singole istituzioni scolastiche autonome) le nuove norme pre- vedono l’istituzione generalizzata di reti «universalistiche» tra le scuole appartenen- ti al medesimo ambito territoriale. In sinte- si, le 25-30 scuole che appartengono al me- desimo ambito (di norma sub-provinciale) vengono aggregate in rete (l’input spetta all’Ufficio Scolastico Regionale) per far fronte ad una serie di impegni «in scala» delineati nella legge: gestione del persona- le, innovazione digitale, formazione in ser- vizio, contrasto alla dispersione, alternanza scuola-lavoro, ecc.). all’interno della rete avremo quindi delle scuole-polo che tende- ranno a specializzarsi per le funzioni da svolgere a beneficio del sistema scolastico territoriale (nel nostro caso, in materia di formazione dei docenti), magari anche at- traverso l’affidamento delle iniziative ad ulteriori snodi formativi (sedi di corso). Esempi in tal senso sono rintracciabili per la formazione dei neo-assunti e per l’avvio del piano scuole digitali. per invogliare una scuola a candidarsi come scuola polo per la formazione (ma potremmo anche riferirci ad altri contenuti) sarebbe importante de- stinare ad esse, oltre che le risorse necessa- rie per organizzare le attività, anche risorse «professionali» specifiche, in forma di co- mandi –anche parziali- di personale esperto proveniente dalle scuole. C’è traccia di questa possibilità nelle norme della legge 107/2015 che si riferiscono all’utilizzo dell’organico funzionale e lo immaginano anche destinato ad azioni di rete. per rilanciare un sistema di formazione occorre inventare una governance tempera- ta, che tenga in equilibrio la necessaria fun- zione di indirizzo che spetta al governo cen- trale del sistema (il mIUR) e la possibilità di partecipazione attiva e intelligente delle scuole e degli insegnanti.
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