Maggio-Giugno-2015

LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXII - Numero 5-6 - Maggio-Giugno 2015 6 per cui ci apparteniamo gli uni gli altri e che si esprime anche nell’idea cristiana del corpo mistico . Diceva il Nosengo: «Una pro- fessione, santificata da chi la vive, fa circo- lare nelle vene del Corpo Mistico una linfa rinnovatrice ed accrescitrice della vita tota- le, anche se l’uomo che la vive, resta igno- to, non parla e non scrive. La carità e la perfezione di tutta la sua vita influiscono necessariamente sopra qualche altro o an- che sopra molti altri» (8). Sembra una visio- ne sorpassata, mentre invece è profetica, e proprio perché rompe con la logica della funzionalità e dell’efficientismo. La rottura di questa logica ci apre all’ascolto, alla ri- conciliazione con noi stessi, al riconosci- mento del legame con gli altri, alla gratui- tà, al senso vero della festa e del celebra- re, alla riconoscenza e alla preghiera. Dovremmo essere segno di questa rottu- ra. Dovremmo resistere alla tentazione di pensare lo stacco della preghiera come, in fondo, inutile. Dovremmo sperimentare che le azioni e le parole migliori sono quelle che nascono dal silenzio e dall’ascolto della Pa- rola. Dovremmo dare più spazio, nei nostri incontri, alla parola di Gesù maestro. Sono questi momenti che ci danno il senso di una professione e di un’appartenenza associati- va che trovano ispirazione in Cristo. Le no- stre assemblee invece spesso sottovalutano la preghiera, i momenti di stacco e di con- tatto. A volte si intende male la salvaguar- dia (necessaria!) della laicità della profes- sione e anche dell’Associazione, come se la preghiera la mettesse in pericolo. In realtà una testimonianza di apostolato laicale, una testimonianza di animazione dall’interno delle realtà temporali (come suggerisce il Concilio), richiede una pratica continuata (naturalmente commisurata ai ritmi di vita laicale) di contatto di preghiera e sacra- mentale. Sottovalutare questo significhe- rebbe allontanarsi dall’esperienza del No- sengo e allo stesso tempo non costruire fu- turo. Dice G. Rovea del Fondatore: «Ecco: questi era Nosengo, il fondatore dell’UCIIM: un uomo di intensa preghiera, un uomo di Dio, prima di essere un uomo di azione, un uomo per gli altri uomini. E questo è il se- greto [ritorna il tema del segreto !] di ciò che Nosengo è stato e di ciò che ha fatto: un segreto che è necessario accogliere e vi- vere come la più preziosa delle eredità, quella che è destinata a non cambiare mai, a non venir mai meno nel mutare delle si- tuazioni; il segreto che può assicurare al- l’UCIIM un lungo avvenire nella storia della scuola italiana» (9). Per concludere I due temi evidenziati, al limite tra il ravvivare la memoria e l’abitare il nostro tempo, dicono entrambi la necessità di un decentramento : sulla persona e su Gesù Cri- sto. Non è questione, prima di tutto, di pri- vilegiare l’una o l’altra direzione, o di rac- cordarle tra loro. Il decentramento sulla persona e il decentramento sul Cristo sono S p i r i t u a l i t à (8) N OSENGO G., L’azione apostolica dei laici , Studium, Roma, 1945, 73, cit. in C HECCACCI C., La spiritualità di Ge- sualdo Nosengo: alla scuola di Gesù maestro , in C AVALLOTTO G., a cura di, Prima la persona , cit., 265) (9) R OVEA G., Spiritualità professionale e preghiera nel pensiero e nella vita di Gesualdo Nosengo , in AA.VV. , L’attualità del pensiero e della testimonianza di Gesualdo Nosengo , Atti del 116° Convegno Nazionale dell’UCIIM (San Damiano d’Asti, 7-8 maggio 1988), Edizioni U.C.I.I.M., Roma, 1989, 58.

RkJQdWJsaXNoZXIy NTYxOTA=