Maggio-Giugno-2015
5 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXII - Numero 5-6 - Maggio-Giugno 2015 cristiani? Non è una via sulla quale l’UCIIM dovrebbe sentirsi impegnata sul piano for- mativo? Anche qui, non nella chiusura ma tenendo lo sguardo aperto su quanto capita in altri ambienti e in interazione con la ri- flessione in atto in ambito ecclesiale. Trovo una singolare affinità, che andrebbe appro- fondita, tra le riflessioni del Nosengo su Ge- sù educatore e la riflessione degli Orienta- menti pastorali della Chiesa italiana sul- l’educazione, soprattutto laddove si parla di Gesù maestro e laddove si delineano i tratti della relazione educativa di Gesù (5). Ma vorrei tornare sul contatto . Perché ci sia ispirazione, è necessario il contatto. Il contatto è il segreto di un’azione educativa efficace, come anche di una vita riuscita. Bella questa testimonianza di Cesarina Checcacci sul «segreto» di Gesualdo Nosen- go: «Ma egli [Nosengo], oltre che per le sue scelte di vita, deve essere ricordato anche per la sua coraggiosa testimonianza di laico cristiano, impegnato con Dio con un patto di fedeltà ai consigli evangelici di castità, povertà ed obbedienza, patto, noto a pochi, perché egli non lo ostentava, pur vivendolo intensamente. Questo suo segreto era alla radice della sua spiritualità e del suo straor- dinario impegno nella realtà professionale e sociale italiana ed anche straniera» (6). Un contatto (un segreto) che si nutre di pre- ghiera, di meditazione del carisma educati- vo di Gesù e che è contatto sacramentale. Ancora la Checcacci: «Mi trovai, anche, a conoscere il suo segreto , vale a dire la sua consacrazione a Dio, la sua spiritua- lità, i suoi progetti per il futuro prossi- mo: in particolare, egli mi iniziò alla lettura meditata del Vangelo, ad uno studio, quanto mai particolareggiato, del carisma educativo messo in atto da Gesù nei suoi incontri, nei suoi gesti, nella sua azione pastorale. Una gradita sorpresa fu quella di verificare che una persona qual è quella del Prof. Nosengo era tutt’altro che un bigotto: al contra- rio era quanto mai cordiale, attento agli eventi storici, coraggioso, capace di intrattenere amicizie e di sostenere conversazioni molto impegnative» (7). Il contatto col Cristo non va vissuto solo in modo funzionale all’attività educati- va. Va vissuto prima di tutto per noi stessi, come contatto che ci tiene vivi. I frutti che si riverseranno sull’educazione li misura il Signore, non è importante che li calcoliamo noi. Oggi, in un mondo segnato dalla funzio- nalità e dall’appariscenza, va riscoperta la centralità e la gratuità del contatto in quanto tale, come anche la semplice preoc- cupazione di migliorare se stessi. Il nostro essere stesso, senza che ce ne accorgiamo e senza che ci pensiamo troppo, immette il bene nel corpo sociale ed ecclesiale. Va te- nuto vivo il senso di quel legame misterioso S p i r i t u a l i t à (5) V. CEI, Educare alla vita buona del Vangelo. Orientamenti pastorali per il decennio 2010-20 , 4 ottobre 2010, cap. II, nn. 16ss., su Gesù, il Maestro , e cap. III (nn. 25ss.) su Educare, cammino di relazione e di fiducia . (6) La spiritualità di Gesualdo Nosengo: alla scuola di Gesù maestro , in C AVALLOTTO G., a cura di, Prima la persona , cit., 259. (7) Ibid., 260.
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