Maggio-Giugno-2015
3 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXII - Numero 5-6 - Maggio-Giugno 2015 di benevolenza, da riservare a tutti indistin- tamente. Anzi, il dovere di un buon inse- gnante – a maggior ragione di un insegnante cristiano – è quello di amare con maggiore intensità i suoi allievi più difficili, più debo- li, più svantaggiati. Gesù direbbe: se amate solo quelli che studiano, che sono ben edu- cati, che merito avete? E ce ne sono alcuni che fanno perdere la pazienza, ma quelli dobbiamo amarli di più! Qualsiasi insegnan- te si trova bene con questi studenti. A voi chiedo di amare di più gli studenti «diffici- li», quelli che non vogliono studiare, quelli che si trovano in condizioni di disagio, i di- sabili, gli stranieri, che oggi sono una gran- de sfida per la scuola. Se oggi un’Associazione professionale di insegnanti cristiani vuole testimoniare la propria ispirazione, è chiamata ad impe- gnarsi nelle periferie della scuola, che non possono essere abbandonate all’emargina- zione, all’ignoranza, alla malavita. In una società che fatica a trovare punti di riferi- mento, è necessario che i giovani trovino nella scuola un riferimento positivo. Essa può esserlo o diventarlo se al suo interno ci sono insegnanti capaci di dare un senso alla scuola, allo studio e alla cultura, senza ri- durre tutto alla sola trasmissione di cono- scenze tecniche ma puntando a costruire una relazione educativa con ciascuno stu- dente, che deve sentirsi accolto ed amato per quello che è, con tutti i suoi limiti e le sue potenzialità. In questa direzione il vo- stro compito è quanto mai necessario. E voi dovete insegnare non solo i contenuti di una materia, ma anche i valori della vita e le abitudini della vita. Le tre cose che voi do- vete trasmettere. Per imparare i contenuti è sufficiente il computer, ma per capire co- me si ama, per capire quali sono i valori e quali abitudini sono quelle che creano ar- monia nella società ci vuole un buon inse- gnante. La comunità cristiana ha tantissimi esem- pi di grandi educatori che si sono dedicati a colmare le carenze della formazione scola- stica o a fondare scuole a loro volta. Pensia- mo, tra gli altri, a san Giovanni Bosco, di cui quest’anno ricorre il bicentenario della nascita. E lui consigliava ai suoi sacerdoti: educare con amore. Il primo atteggiamento di un educatore è l’amore. È a queste figu- re che potete guardare anche voi, insegnan- ti cristiani, per animare dall’interno una scuola che, a prescindere dalla sua gestione statale o non statale, ha bisogno di educa- tori credibili e di testimoni di una umanità matura e completa. Testimonianza. E que- sta non si compra, non si vende: si offre. Come Associazione siete per natura aper- ti al futuro, perché ci sono sempre nuove generazioni di giovani a cui trasmettere il patrimonio di conoscenze e di valori. Sul piano professionale è importante aggiornare le proprie competenze didattiche, anche al- la luce delle nuove tecnologie, ma l’inse- gnamento non è solo un lavoro: l’insegna- mento è una relazione in cui ogni insegnan- te deve sentirsi interamente coinvolto come persona, per dare senso al compito educati- vo verso i propri allievi. La vostra presenza qui oggi è la prova che avete quelle motiva- zioni di cui la scuola ha bisogno. Vi incoraggio a rinnovare la vostra pas- sione per l’uomo – non si può insegnare sen- za passione! - nel suo processo di formazio- ne, e ad essere testimoni di vita e di spe- ranza. Mai, mai chiudere una porta, spalan- carle tutte, perché gli studenti abbiano spe- ranza. Vi chiedo anche, per favore, di pregare per me, e vi invito, voi tutti, a pregare la Madonna, chiedendo la benedizione. Ave Maria… E d i t o r i a l e
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