Maggio-Giugno-2015

LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXII - Numero 5-6 - Maggio-Giugno 2015 2 pre il proprio lavoro con gli altri colleghi e con tutta la comunità educativa cui appar- tiene. La vostra Associazione ha compiuto 70 anni: è una bella età! È giusto festeggiare, ma si può anche cominciare a fare il bilan- cio di una vita. Quando siete nati, nel 1944, l’Italia era ancora in guerra. Da allora ne è stata fatta di strada! Anche la scuola ha fat- to tanta strada. E la scuola italiana è anda- ta avanti anche grazie al contributo della vostra Associazione, che è stata fondata dal professor Gesualdo Nosengo, un insegnante di religione che sentì il bisogno di raccoglie- re gli insegnanti secondari di allora, che si riconoscevano nella fede cattolica e che con questa ispirazione lavoravano nella scuola. In tutti questi anni avete contribuito a far crescere il Paese, avete contribuito a ri- formare la scuola, avete contribuito soprat- tutto a educare generazioni di giovani. In 70 anni l’Italia è cambiata, la scuola è cambiata, ma ci sono sempre insegnanti di- sposti ad impegnarsi nella propria professio- ne con quell’entusiasmo e quella disponibi- lità che la fede nel Signore ci dona. Come Gesù ci ha insegnato, tutta la Leg- ge e i Profeti si riassumono in due comanda- menti: ama il Signore Dio tuo e ama il tuo prossimo (cfr. Mt 22,34-40). Ci possiamo do- mandare: chi è il prossimo per un insegnan- te? Il «prossimo» sono i suoi studenti! È con loro che trascorre le sue giornate. Sono loro che da lui attendono una gui- da, un indirizzo, una risposta – e, prima an- cora, delle buone domande! Non può mancare fra i compiti dell’UCIIM quello di illuminare e motivare una giusta idea di scuola, oscurata talora da discussio- ni e posizioni riduttive. La scuola è fatta certamente di una valida e qualificata istru- zione, ma anche di relazioni umane, che da parte nostra sono relazioni di accoglienza, E d i t o r i a l e DISCORSO DEL SANTO PADRE FRANCESCO Aula Paolo VI Sabato, 14 marzo 2015 Cari colleghi e colleghe, permettetemi di chiamarvi così, perché anch’io sono stato insegnante come voi e conservo un bel ri- cordo delle giornate passate in aula con gli studenti. Vi saluto cordialmente e ringrazio la Presidente per le sue cortesi parole. Insegnare è un lavoro bellissimo. Pecca- to che gli insegnanti siano malpagati. Per- ché non c’è soltanto il tempo che spendono per fare scuola, poi devono prepararsi, poi devono pensare ad ognuno degli alunni: co- me aiutarli ad andare avanti. È vero? È un’ingiustizia. Io penso al mio Paese, che è quello che conosco: poveretti, per avere uno stipendio più o meno che sia utile, de- vono fare due turni! Ma un insegnante co- me finisce dopo due turni di lavoro? È un lavoro malpagato, ma bellissimo perché consente di veder crescere giorno dopo giorno le persone che sono affidate alla no- stra cura. È un po’ come essere genitori, almeno spiritualmente. È anche una grande responsabilità! Insegnare è un impegno serio, che solo una personalità matura ed equilibrata può prendere. Un impegno del genere può incu- tere timore, ma occorre ricordare che nes- sun insegnante è mai solo: condivide sem-

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