Maggio-Giugno-2015

LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXII - Numero 5-6 - Maggio-Giugno 2015 38 Come ci ha insegnato J. Scheerens (1), « il miglioramento della scuola è una que- stione di adattamento ottimizzato alle condizioni contingenti che cambiano e di miglioramento dell’efficacia degli stru- menti. Nella misura in cui i risultati prin- cipali sono standardizzati, il monitoraggio esterno delle prestazioni della scuola può funzionare come elemento di stimolo e di attenzione al miglioramento interno della scuola.» Se siamo d’accordo con questa impostazione, allora il POF deve essere va- lutato sia seguendo le indicazioni del RAV, nel senso che la scuola dovrà disaggregare i risultati INVALSI esplorando le cause degli scostamenti negativi dallo standard. Ma Sheerens ci suggerisce che, oltre a questo tipo di autovalutazione da lui definita « orientata in avanti », per pianificare il mi- glioramento della scuola mettendo in moto contemporaneamente apprendimento si- gnificativo, è necessaria anche un’autoval- lutazione « retroattiva ». A differenza della precedente, quest’ultima è orientata a comprendere, sulla base dei dati raccolti, il funzionamento corrente – focalizzandosi sull’analisi dei processi alla base di errori, disfunzionalità e criticità, perchè soltanto partendo da qui si potranno progettare e realizzare azioni di miglioramento. Insomma, per dirlo con parole nostre, in tal modo è possibile intervenire sulle caren- ze rilevate nel proprio contesto, individuan- do - in modo induttivo ed empirico - obietti- vi operativi realisticamente perseguibili nel- l’ambito della pianificazione dell’offerta formativa della scuola, agendo sui dispositi- vi di funzionamento – che consistono in atti- vità di gestione di natura organizzativa, am- ministrativa e finanziaria. Se, al contrario, come si continua a fare nelle nostre scuole - e ciò è facilmente rilevabile nei progetti sperimentali che il Miur ha realizzato con INDIRE ed INVALSI in quest’ultimo decennio (tra tutti, ricordiamo PQM, VSQ, VALES) - gli obiettivi operativi vengono individuati a partire da quelli generali, si ricade nelle procedure e si resta imprigionati nella logi- ca burocratica. Perché è importante la pianificazione strategica del POF? Senza una strategia non si va da nessuna parte, oppure si va a caso o, addirittura, si viaggia senza meta. Il termine strategia è tra i più dibattuti negli stu- di riguardanti le orga- nizzazioni e il manage- ment. Nel linguaggio comune, avere una strategia significa ave- re delineato un «dise- gno» per raggiungere un determinato fine , ma significa anche adottare un approccio teleologico alla soluzio- ne di problemi di ge- stione. Nell’ambito delle pubbliche amministra- zioni, per pianificazione strategica si inten- de prevalentemente un processo che parte dall’individuazione dei bisogni sociali per- ché gli stessi siano soddisfatti, per arrivare alla selezione di quelli ritenuti prioritari e

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