Maggio-Giugno-2015
LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXII - Numero 5-6 - Maggio-Giugno 2015 34 procedere «scientifico» (anche nelle scien- ze «esatte» i dati sono muti, senza la lettu- ra delle teorie). Ma a differenza delle scien- ze naturali, in quelle sociali (e la ricerca valutativa ad esse appartiene) il paradigma della variabile indipendente è inapplicabile. Ed è inapplicabile l’approccio «controfat- tuale» (bisognerebbe ricordarlo ai ricerca- tori della Fondazione Agnelli…). Si tratta di sistemi complessi, di multiva- riabili interconnesse… Occorre un’altra pra- tica della scientificità, capace di misurarsi con tale complessità e di sopportare/sup- portare la dimensione di incertezza perma- nente che ne deriva. La segmentazione dell’organizzazione nelle sue parti e nel suo funzionamento ac- compagna l’approccio necessariamente analitico. E pur tuttavia la «elaborazione del giudi- zio» ha sempre una dimensione «olistica» che richiede un grande sforzo di riconnes- sione delle parti e di rielaborazione del tut- to, che rappresenta comunque un salto di qualità rispetto alle risultanze analitiche. Tutto ciò vale per qualunque organizza- zione (vedi la coniugazione necessaria di di- versi sguardi più sopra argomentata); ma in modo significativo per la scuola per le sue caratteristiche (i legami deboli, il peso spe- cifico del lavoro vivo e delle componenti personali, la bassa «ordinabilità» del lavoro, la dimensione di «collegio tra pari» di molte istanze decisionali). È una considerazione che rivolgo spesso ai miei interlocutori nei momenti di forma- zione dei nuclei di valutazione interna che accompagnano la costruzione del SNV. Cia- scuno di essi ha, nella sua testa, un «giudi- zio di valutazione» sulla propria scuola. Nel- la maggior parte dei casi non è stato formu- lato seguendo un processo analitico e par- cellizzato sulle singole parti. Ha invece la dimensione olistica «spontanea» della valu- tazione (che accompagna, del resto, il no- stro vivere). È possibile che sia un giudizio sensato ma il problema è che la dimensione olistica praticata spontaneamente è spesso segnata dagli «errori tipici» della osservazione: as- sumere il tutto per le parti, effetti alone, pregiudizi di valore e/o di teorie ingenue della personalità, dismisura.. ecc. Nulla di grave, naturalmente… se non fosse che l’elemento «soggettivo» proprio in una organizzazione con le caratteristiche di quella scolastica, abbia un peso più che determinante nell’orientare opinioni, per- cezioni, pseudo certezze, pregiudizi ecc… e che un protocollo analitico di valutazione, debba prioritariamente misurarsi, per avere efficacia, proprio con tale assetto. Io credo che tale considerazione non sia stata tenuta nel giusto conto nel varare il protocollo del SNV: l’attenzione si è con- centrata nel sottolineare che «il Ministero avrebbe fornito tutti i dati» la «fotografia» come si è poco avvedutamente sostenuto (1) o che la dimensione autovalutativa sa- rebbe stata prevalente (la valutazione esterna solo per un numero limitato di scuo- le), o, come già sottolineato, che la finalità sia il «miglioramento». Come dire? «non preoccupatevi eccessivamente… ». (Rinun- ciare a coinvolgere nella portata ampia del progetto, per tranquillizzare). Mentre il problema soggiacente anche a tante più o meno esplicite resistenze è co- me metabolizzare la strumentazione analiti- ca e formalizzata entro un modello organiz- zativo come quello descritto, e come tenere conto, nello stesso protocollo valutativo, della complessità e multivariabilità delle or- ganizzazioni che si vorrebbero valutare. In tale modo il rischio maggiore che si corre non è determinato dalla «opposizio- ne aperta» al modello valutativo, ma l’adeguamento conformistico ad uno stru- mento che si sente incapace di cogliere i processi nella loro intima dinamica. Se si deve compileremo le schede, e adempire- mo alla bisogna … Occorre recuperare su tale piano: l’impre- sa della costruzione di un SNV è troppo im- portante ed ha la dimensione della ricerca. Occorre aggiustare via via gli strumenti, mi- gliorarli, adeguarli meglio al compito, co- struire una sensata «cultura della valutazio- (1) Scusandomi per l’auto citazione si vedano due miei articoli: «Lo specchio senza Narciso» e «Lo specchio e la fotografia» reperibili on line su www.pavonerisorse.it
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