Maggio-Giugno-2015
VALUTARE PER MIGLIORARE Franco De Anna, Ispettore MIUR L’ argomento che qui tento di sviluppa- re si riferisce esclusivamente ad uno degli oggetti del Sistema di Valuta- zione e cioè l’organizzazione scolastica. Di- verso, anche se non del tutto separato, sa- rebbe l’argomentare se gli oggetti di valu- tazione fossero altri: gli esiti dei processi di apprendimento, o le persone che operano nell’organizzazione. I limiti di un binomio C’è un implicito schematismo «funziona- listico» nell’abbinare il termine valutazione a quello di miglioramento. Si abilita come ovvio, attraverso la ripetizione, ciò che nei fatti non lo è. Naturalmente in tale abbinamento non c’è solo uno schematismo scientifico che andrebbe superato, ma anche una interes- sata operazione di giustificazione della atti- vità valutativa che, si sa, muove ansie, fan- tasmi, tentativi di fuga e di allontanamen- to. (O anche solo di autodifesa mistificata). Insomma piuttosto che affrontare a viso aperto i fantasmi (unico modo per disatti- varne la portata maligna) si preferisce la confortevole affermazione: «nessuna paura, per noi la valutazione è destinata al miglio- ramento...» (dunque non al premio o alla punizione, non alla classificazione, non alla «bocciatura». Fantasmi, appunto, semplice- mente ricacciati nel loro antro oscuro). In realtà, in una organizzazione, non si valuta per migliorare: si valuta per de- cidere . Il miglioramento è una delle decisioni possibili, ma non l’unica e non necessaria- mente quella immediata, tanto meno natu- rale e spontanea . Naturalmente comprendo le ragioni che spingono a fondare su tale abbinamento la «legittimazione sociale» necessaria ad ac- compagnare una impresa da considerare per molti versi storica (la costruzione del siste- ma di valutazione: se e quanto la si lascerà sviluppare). Per consolidare un sistema oc- corre almeno un decennio di impegno di ri- cerca, di modificazioni, adattamenti, mi- glioramenti fondati sull’esperienza… La sto- ria recente della politica scolastica del no- stro paese non suggerisce grande conforto a tale prospettiva. Facciamoci coraggio. Ma tale comprensione non esonera (anzi esige…) approccio critico e capacità di co- gliere gli impliciti e i rischi di tale semplifi- cazione. Una cosa è il «percorso» immaginato in un protocollo formale di valutazione che porta dalla formulazione del giudizio valu- tativo alla individuazione conseguente del miglioramento, alla progettazione e messa in cantiere del miglioramento stesso. Ci so- no diversi modelli formali che sono usati per «standardizzare e descrivere» i cicli di programmazione, controllo valutazione, ri- programmazione e così via. Sono utili, cer- tamente, per «tassonomizzare» le azioni e scandirle. Ma certo sono lontani dal dare senso ai processi reali che accadono in una organiz- zazione. Vorrei provare a ricostruire questi ultimi, le dislocazioni e le faglie che attraversano l’organizzazione che si riguarda nell’espres- sione del giudizio valutativo e che viene sol- lecitata, attraverso di esso, a porre rimedio ai propri difetti (posto che migliorare sia il «comandamento»). La valutazione e l’organizzazione Sul piano degli schemi organizzativi, gli obiettivi di una organizzazione (di tutte le organizzazioni, dunque anche di una scuola) sono classificabili in tre macrocategorie: 31 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXII - Numero 5-6 - Maggio-Giugno 2015
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