Maggio-Giugno-2015
LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXII - Numero 5-6 - Maggio-Giugno 2015 26 ni ma fosse incompatibile; a suo parere, ri- sultava espressione addirittura di una sotto (per non dir mala) cultura. Solo dopo la morte, mettendo in ordine le carte che era- no presenti nelle due stanze in cui viveva in via Carini al 28, siamo venuti a conoscenza che gli era stato conferito il titolo di Com- mendatore: saputa la cosa l’abbiamo inca- merata e, per così dire, scotomizzata (an- che se il verbo non è corretto perché il con- ferimento di questo titolo non è oggettiva- mente catalogabile tra quelli considerati sgradevoli (almeno secondo l’id quod ple- rumque accidit…); più corretto, allora, dire che l’abbiamo (quasi) rimossa e non le ab- biamo dato pubblicità alcuna. Tutto ciò premesso, però, io sono certo che, se per una strana alchimia, oggi potes- se essere tra di noi, sarebbe soddisfatto dell’intitolazione di questo corridoio e pro- verebbe riconoscenza verso chi ha avuto questa idea e si è speso per darle attuazio- ne. Questo per un duplice ordine di motivi della medesima valenza. Questa cerimonia ha luogo a distanza di 47 anni dalla morte: ferme restando l’origi- nalità del pensiero e la sua attualità, i giu- dizi, le polemiche, il contraddittorio sulla sua persona e sul suo operato con lo scorre- re del tempo si sono sedimentati; lo sguar- do di chi oggi lo studia è quello del ricerca- tore che approfondisce, confronta, trae spunto, critica, progetta, sviluppa. Non è quello del contemporaneo che ne ha condi- viso le battaglie o si è lealmente contrappo- sto contestandone le idee, ad esempio, in tema di insegnamento della religione catto- lica nella scuola pubblica! Contestualizzia- mo gli eventi: siamo nel 1968; in quel tem- po e in quello immediatamente successivo alla sua morte parlare di orientamenti uni- voci in tema di pedagogia poteva apparire una barzelletta; procedere ad un atto co- me quello odierno sarebbe stato, quindi, fuori tempo… minimo; non sussistevano le condizioni politico-culturali. La situazione attuale è radicalmente diversa: l’occhio di chi guarda a Gesualdo Nosengo è sì quello dello studioso, del pedagogista, dell’inse- gnante che attinge al suo pensiero, ma è anche l’occhio dello storico che volendo fornire un quadro della pedagogia di quegli anni, non può trascurare quella figura. Ge- sualdo Nosengo si è fortemente impegnato perché si affermasse l’idea della Scuola me- dia unica, ha scritto pagine significative,la sua presenza sul piano culturale e scientifi- co non è stata di secondo piano. Se il conte- sto entro il quale è stata assunta la decisio- ne di intitolargli un corridoio è quello di at- testare pubblicamente la serietà del suo impegno e la fecondità del suo lavoro, allo- ra sono certo che il comparire nel Ministero dell’Istruzione di una targa che porta il suo nome, potrebbe solo gratificarlo. L’altro motivo che, a mio avviso, giustifi- ca la mia idea è collegato al luogo fisico dell’intitolazione: il Ministero dell’Istruzio- ne. Da processualista quale sono stato, ho sempre cercato di far toccare con mano ai miei studenti che le forme ed il loro rispet- to costituiscono uno dei fondamenti della democrazia (spiegarsi era piuttosto agevole: era sufficiente proporre loro l’esempio del- la data dell’ appello anticipata rispetto a quella prevista ufficialmente in bacheca e capivano al volo quanto il rispetto delle re- gole e delle forme fosse un requisito ad substantiam dei rapporti tra soggetto pub- blico e soggetto privato). Trasferendo il concetto dal piano processuale a quello del- l’estetica, mutatis mutandis, si potrebbe di- re che ciò che appare ictu oculi di un edifi- cio, i segni esteriori di una struttura, i suoi arredi, le sue fattezze esterne, già danno l’immagine del livello di quanto si elabora, prende forma, si sviluppa al suo interno. Pensiamo al Foro romano, a Paestum, al Partenone, alle grandi cattedrali, alle vesti- gia di un vecchio castello o più modesta- mente – si fa per dire – a piccole chiesette di montagna o ad una colorata casa di pe- scatori collocata dove più preferite. Sono tutte immagini che evocano avvenimenti carichi di significato, di storia, meritevoli del ricordo e le persone che hanno vissuto quegli ambienti, li hanno impregnati della loro fisicità e del loro pensiero: di certo queste persone – con la loro azione e con la frequentazione di quei luoghi – hanno con- tribuito a generare e a tramandare nel tem- po la sacralità – religiosa o laica che sia non ha importanza – di quei luoghi. Un Ministero è un luogo in cui la voluntas legis espressa
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