Maggio-Giugno-2015

LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXII - Numero 5-6 - Maggio-Giugno 2015 24 CORRIDOIO GESUALDO NOSENGO AL MIUR Serafino Nosengo, Professore universitario in quiescenza V orrei iniziare ringraziando quanti han- no avuto l’idea che ha condotto a questo pomeriggio, quanti l’hanno condivisa, quanti hanno contribuito a realiz- zarla e quanti mi hanno invitato a far emer- gere il profilo umano dello zio. Al mio gra- zie si unisce, ovviamente, quello della fami- glia: dei dieci nipoti viventi (eravamo quat- tordici e quattro ci hanno lasciati troppo presto) sono presente io, oserei dire, ratio- ne loci; infatti, a San Damiano ho vissuto ancora per otto anni dopo la morte dello zio, sovente vi sono ritornato in ragione del- la presenza dei miei genitori e frequentissi- me sono state le occasioni per incontrare persone che per i più svariati motivi aveva- no (ed hanno ancora) ragione di venire sulla sua tomba e di scambiare due chiacchiere con i parenti più stretti. Ho sempre parteci- pato alle giornate che colà annualmente l’UCIIM Piemonte organizza con il costrutti- vo contributo dell’amministrazione comuna- le: è una giornata che tradizionalmente ve- de la presenza del Presidente nazionale, prestigiosi relatori e in quell’occasione ven- gono anche assegnate alcune borse di studio che portano il nome di Gesualdo, Clemente e Lia Nosengo; provvedono al- la bisogna l’UCIIM nazionale, il Comune di San Damiano e noi tre Nosengo san- damianesi: sono il frutto di una idea che il papà aveva avuto e concretizza- to, la mamma mantenuto e noi… prose- guito; dopo la morte di papà e mamma, cerco di «surrogarli» nella funzione di rappresentanza e di (inadeguata) me- moria storica. In questa sede, però, avrebbero però potuto esserci le mie sorelle o gli altri cugini; sicuramente il contenuto dell’intervento sarebbe stato diverso: il modo di relazionarsi dello zio con ciascuno di noi, la conta di successi e insuccessi commisurati alle «sue» aspettative, le sue reazioni, tutto era bilanciato con i «ruoli» che – in prospet- tiva – lui, sicuro di aver intravisto, ave- va assegnato ai singoli nipoti. Chiunque di noi, in questa sede, genererebbe co- munque nei presenti la certezza che i «segni» collegati alla sua presenza non sono di maniera: la loro profondità è in- versamente proporzionale allo spessore del filtro che i nostri rispettivi genitori hanno eretto (sempre che tutti lo abbiano eretto…). A suo tempo ho parlato di violenza affettiva dello zio: credo che l’ossimoro renda bene l’idea; considerate che io porto il nome del nonno paterno, sono figlio del suo fratellino minore – suo compagno di gioco e inconsa- pevole strumento dei suoi esperimenti

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