Maggio-Giugno-2015

LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXII - Numero 5-6 - Maggio-Giugno 2015 22 È illuminante notare come nel 1961, mentre stava scrivendo il libro per studenti Cittadini di domani , stampato da Le Mon- nier, Nosengo commentava questa materia sul suo diario: «Lavoro faticoso ma appas- sionato. L’educazione civica è la migliore opera che si possa fare, dopo l’educazione religiosa. Se i professori vi s’impegnassero seriamente e ottenessero buoni frutti, coopererebbero a dare serenità, serietà e solidità alla comunità italiana. Io sento questo compito come una missione». (Dia- rio, 7.2.1961) Nel volume Testimonianza cristiana nel- la scuola , che nel 1960 propone una sintesi ricognitiva dei primi 15 anni di vita del- l’UCIIM, si legge: «Questa presa di coscien- za da parte dell’Unione e questa azione di stimolo sui responsabili politici non devono essere sottovalutate (...): l’associazione stessa, in fondo, ha cercato di essere in certo senso una scuola di educazione civi- ca » (pp.100-101). Una personalità polivalente e originale Lo sforzo di Nosengo, in tutti gli ambiti in cui si è impegnato, in dialogo non sem- pre facile con l’UCIIM, è stato quello di te- nere uniti o almeno correlati il più possibi- le, ma senza confusioni, i mondi vitali, quelli che la Costituzione definisce forma- zioni sociali ove si svolge la personalità dei singoli , e i mondi istituzionali, senza contare su privilegi e poteri diversi da quelli della competenza culturale e profes- sionale, della partecipazione democratica, della fede, della testimonianza, della li- bertà interiore, centrata sul quotidiano rapporto personale con Gesù Maestro, rite- nuto più importante della pur necessaria attività promozionale e organizzativa. In sintesi Nosengo è stato un educatore a tutto tondo, professore liceale e univer- sitario (nell’Università pontificia urbania- na, allora chiamata De propaganda fide), animatore e organizzatore, a livello nazio- nale, del movimento scoutistico, per un quinquennio e dell’UCIIM per 24 anni, diri- gente sindacale nell’immediato dopoguer- ra, vicedirettore del Centro didattico na- zionale per la scuola media, docente speri- mentatore, scrittore di successo, conferen- ziere brillante e autore di saggi, articoli e libri di testo di religione e di educazione civica. Aveva a lungo sognato di passare ad altri la presidenza dell’UCIIM, per dedicarsi a scrivere, a pregare, a girare il mondo, dopo aver seguito i viaggi di Paolo VI in In- dia, a Gerusalemme e alle Nazioni Unite. Dovette però convincersi che questa presi- denza era insieme la sua cattedra, la barca che doveva condurre in un porto sicuro e la croce che doveva portare, per seguire Ge- sù maestro. Giovanni Gozzer, suo grande amico, col quale ebbe tuttavia anche dissapori negli ultimi tre anni della sua vita, a motivo del- le critiche da lui fatte alla scuola media, in una lettera a me inviata il 21.6.1998, esprimeva questo dubbio: che «la sua com- plessa ricchissima personalità sia stata in certo modo eccessivamente rinchiusa nei parametri dell’associazione con una, se mi è lecita la parola, imbalsamazione di figu- ra, che ha impedito una seria ricerca del suo apporto non solo ai problemi civili e scolastico-educativi, ma alla assai più va- sta rete di interessi e di impegni». Credo che ora cambierebbe idea, dopo le ricerche che sono state fatte su di lui, a partire dai volumi usciti intorno al 2000 e al 2006, in occasione del centenario della sua nascita. Mi avvicino alla conclusione, citando brani del «grande Capo» che ci aiutino a capirne e a viverne il messaggio profondo e ad andare oltre l’orizzonte della sua esperienza e della sua stagione storica. Negli ultimi anni di vita, nonostante la sa- lute malferma, Nosengo si proponeva an- cora un intenso programma editoriale. Vo- leva scrivere «per ottenere un duplice ef- fetto: quello personale di procurarmi un’eternità più felice e quello di esercita- re, nel tempo che mi resta, e magari an- che dopo, una più efficace azione di apo- stolato». Questo magari anche dopo , si ri- ferisce a noi e a chi verrà dopo di noi. Era umile, non voleva apparire troppo sulla scena di questo mondo che passa, ma ha scritto fra le sue ultime, drammatiche ri- ghe di diario, anche questo appello: «non dimenticatemi troppo presto».

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