Maggio-Giugno-2015

21 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXII - Numero 5-6 - Maggio-Giugno 2015 conferenze, ci parlano di convivialità e non solo di austerità. Gli affetti dunque per No- sengo contano e sono preziosi carburanti per la crescita della persona e delle relazio- ni: l’importante è che non occupino gli spa- zi che devono essere propri dell’intelligen- za, della volontà, della ragione, dell’orga- nizzazione del tempo e delle risorse in fun- zione di uno sviluppo il più possibile armoni- co della persona, delle comunità e dell’in- tera società. Radici e orizzonti dell’educazione civica Vorrei insistere in particolare su un filone del ricco e chiaro pensiero pedagogico e di- dattico di Nosengo: il filone della formazio- ne dei giovani a capire e a costruire una so- cietà democratica, con riferimento all’edu- cazione etica, sociale, societaria, civile, ci- vica e politica. Com’è noto, risalgono a Nosengo e alla prima generazione dei do- centi ucimini l’elaborazio- ne e l’impegno decisivo per l’introduzione nella scuola secondaria del- l’educazione civica basata sulla Costituzione italiana e la riforma della scuola media. Il primo processo ha il suo momento forte nel 26° convegno nazionale di Ca- tania (1957) che aveva per tema L’insegnamento della Costituzione e l’educazio- ne civica dei giovani , e il suo varo legislativo col dpr 13.6.1958 n.535, firmato da Aldo Moro e dal presidente Giovanni Gronchi. Sono, quelle del titolo, parole precise e potenti, di cui è successivamente in parte svaporato il valore fondativo che hanno per la scuola e per l’in- tera Repubblica. Questo valore è stato par- zialmente ricuperato cinquant’anni dopo, con la legge Gelmini 30.10.2008, n. 169 e con l’esegesi che ne ha fornito il presidente Giorgio Napolitano, in una lettera all’UCIIM del 21 10.2009. In essa si precisa che questa legge ha introdotto nella nostra scuola l’educazione alla cittadinanza e l’insegna- mento della Costituzione . Nel commentare su La Scuola e l’Uomo del giugno 1958 il decreto Moro, Giovanni Gozzer scrisse:«Con questo importante provvedimento si chiude, in certo senso, l’attività dell’on. Moro al Ministero della Pubblica istruzione per la legislatura con- clusasi con le elezioni del 28 maggio. Il provvedimento non può essere salutato, da quanti si occupano dei problemi scolastici, che come un fatto di grande valore e pieno di significato per l’avvenire. (...) Dobbiamo onestamente ammettere che difficilmente si sarebbe potuto impostare il problema dell’educazione civica con maggior equili- brio e con più lineare impostazione didatti- ca: ne diamo atto ben volentieri». Da quel momento il non facile compito di tradurre in concreta azione didattica il lim- pido tracciato del dpr Moro costituì un im- pegno prioritario per l’UCIIM, sia in sede di studio, approfondimento, divulgazione, spe- rimentazione, sia in sede di lavoro delle commissioni ministeriali e del Consiglio na- zionale della Pubblica istruzione. Ricordo l’intenso lavoro che facemmo negli anni ‘90, in collaborazione dialettica con due commissioni ministeriali e con un laborioso parere unanime del CNPI, dovuto in fase conclusiva all’impegno di Cesarina Checcac- ci. Ma la direttiva Lombardi (8.2.1996 n.58, con l’allegato Nuove dimensioni formative, educazione civica e cultura costituzionale ) non fece a tempo ad entrare in vigore, per la caduta del Governo Dini.

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