Maggio-Giugno-2015
LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXII - Numero 5-6 - Maggio-Giugno 2015 20 eventi, riflessioni, affetti, pensieri ora en- tusiasti e creativi, ora preoccupati e dram- matici, che caratterizzavano le sue giorna- te, aperte a tutto ciò avesse a che fare, an- che indirettamente, con l’educazione e con la scuola. Faceva, continuamente il punto della situazione, con note di cronaca della giornata, sul piano della rettitudine dell’in- tenzione, sul piano dell’efficacia dell’ope- rare e del consenso da ricercare, sul piano educativo,e su quello organizzativo e in cer- to senso diplomatico, per evitare cedimenti e strappi. Scrive per esempio: «Non mi piace né es- sere, né essere creduto potente. La potenza che uno esercita sull’altro è un’influenza che è esattamente il contrario dell’influen- za educativa e formativa. È deformante. Non la voglio» (7.4.1964). Quando venne a sapere (28.2.1964) che un’istituzione reli- giosa aveva imbrogliato il fisco, scrisse sul diario: «È un furto sociale. È una condotta scandalosa che mi fa veramente male, Si- gnore!». L’educazione come vocazione e come compito di civiltà Non era «buonista» neanche con i giova- ni, ma sentiva tutta la responsabilità di educarli. Scriveva per esempio, nel libro La persona umana e l’educazione: «La civiltà, come l’amore, come l’arte, come il Regno di Dio sono interiori all’uomo. Se una gene- razione scomparisse trascurando di suscita- re questa ricchezza interiore nella genera- zione successiva, questa, pur trovandosi a vivere in mezzo ad istituzioni politiche otti- me, a consuetudini morali buone, ai monu- menti delle arti, delle lettere e della reli- gione e ai ritrovati del progresso scientifico, non ne comprenderebbe il valore, li trascu- rerebbe e magari li distruggerebbe e, in conseguenza di questo, diventerebbe assai presto incivile e spiritualmente povera». Si tratta di un’intuizione che sembra descrive- re profeticamente quanto accade sotto i no- stri occhi, come dimostra la cronaca scon- certante delle imprese del fondamentali- smo, del terrorismo, della violenza contro persone, comunità, nazioni, simboli religio- si, artistici, culturali. Anche l’indifferenza non è un sintomo meno preoccupante. Di qui la necessità di suscitare la vita interiore dei giovani con l’animazione culturale, con la didattica attiva, con esperienze di vita sociale e associativa. Nosengo condivide con un pedagogista «laico» come Roger Cousinet, l’idea della vocazione educativa come bisogno interio- re, tanto che sottolinea e fa propria, con la sigla GN scritta a penna, in margine al libro La formation de l’éducateur, PUF, Paris 1953, la seguente frase del pedagogista francese: «L’essenza della vocazione peda- gogica consiste in una urgente e pungente necessità interiore di trasmettere ad altri il proprio sapere, le personali esperienze fat- te nel proprio settore di studio, le conqui- ste ottenute nel campo delle condotte mo- rali e delle abitudini virtuose». Nosengo declina in termini cristiani la sua concezione della persona, come risulta dalla conclusione del secondo capitolo del libro citato: «Questo aspetto della natura della persona umana pone delle esigenze precise all’azione educativa, al suo anda- mento e al fine che essa deve proporsi: far conoscere per far amare, far amare per far operare, e cioè per far servire; servire con amore per entrare, con amore, in possesso interiore di Dio, fine della vita. Attraverso queste considerazioni si può comprendere il valore supremo della contemplazione amo- rosa, attuata fin dalla presente vita». Se espressioni di questa densità etico- spirituale e di questo impegno esistenziale sono scomparse dall’attuale discorso peda- gogico, che si svolge in un contesto mediati- co, tecnologico, economico ed erotizzante, dove di amore si parla con altri accenti, si deve ribadire che l’amore di cui parla No- sengo, come chiarisce in vari testi, è l’amo- re-servizio per i ragazzi: amore che non va inteso tanto come emozione, simpatia, pas- sione, desiderio di gratificazione personale, quanto come offerta di sé per il bene degli altri, possibilmente in spirito di preghiera. Non si esclude affatto che fare il bene faccia anche star bene. Anzi, la giocosità scoutistica, i canti fino a tarda ora durante i convegni, il buon vino piemontese, ma non solo, l’umorismo e l’ironia utilizzati da No- sengo con sapienza nelle lezioni e nelle
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