Maggio-Giugno-2014

7 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXI - Numero 5-6 - Maggio-Giugno 2014 diazioni (non annullandoli ma umanizzando- li), di cui parla Martin Buber, un grande in- terprete della relazione con l’altro come in- contro: «La relazione al tu è immediata. Tra l’io e il tu non vi è alcuna conoscenza con- cettuale, alcuna precomprensione, alcuna fantasia; e persino la memoria si trasforma, poiché precipita dalla particolarità nella to- talità. Tra l’io e il tu non vi è alcun fine, al- cun desiderio, alcuna anticipazione; e persi- no l’anelito si tra- sforma, poiché precipita dal so- gno nell’apparizio- ne. Ogni mezzo è impedimento. L’incontro avviene solo dove è caduto ogni mezzo» (7). Il vero incontro è apertura e di- sponibilità all’ine- dito e alla sorpre- sa, è segno di vero cammino. L’incon- tro è sempre nel segno della gratuità e della grazia. Vale la pena ascoltare ancora Buber: «Quando an- diamo per una strada e incontriamo un uo- mo che ci è venuto incontro e che andava anche lui per quella strada, conosciamo so- lo il nostro tratto di strada, non il suo; del suo infatti veniamo a conoscenza solo nel- l’incontro. Del compiuto processo di rela- zione conosciamo, per averlo vissuto, il cammino che abbiamo percorso, il nostro tratto di strada. Il resto ci accade, non lo sappiamo. Ci accade nell’incontro. Se ne parliamo come di un qualcosa che è al di là dell’incontro, ne restiamo feriti. Ciò di cui dobbiamo occuparci, ciò di cui dobbiamo preoccuparci non è l’altra parte, ma la no- stra; non è la grazia, ma la volontà. La gra- zia ci riguarda nel momento in cui andiamo verso di lei e ne attendiamo la presenza; ma non è il nostro oggetto. Il tu mi viene in- contro» (8). Ho la sensazione che, nelle relazioni edu- cative e nelle relazioni in genere, si nascon- da oggi un grande desiderio di gratuità , di liberarsi dagli interessi, dalla strumentaliz- zazione, dai signi- ficati costruiti (9). Lo ritroviamo tan- te volte in mezzo a contraddizioni e ambiguità e al di là di apparenze di- verse. Lo ritrovia- mo negli altri, lo ritroviamo anche in noi stessi. Ho anche la sensazio- ne che la grazia di Dio si nasconda in buona parte nella gratuità dei nostri incontri. Non è forse vero che Lui ci viene incontro nell’altro, quando siamo capaci di accoglienza e di dono? È per tutte queste ragioni che mi è sem- brato utile richiamarci il senso di un incon- tro , del nostro incontro, di ogni incontro. Ho tentato un intreccio tra il piccolo e il grande, tra la dimensione associativa e quella educativa e culturale; senza dimenti- care l’intreccio tra i nostri incontri e l’espe- rienza di un Dio che ci viene incontro. Vole- vo soprattutto esprimere gratitudine per il nostro incontro. Cordialmente d. Salvatore Currò S p i r i t u a l i t à (7) Il principio dialogico e altri saggi , ed. it. a cura di A. P OMA , tr. di A.M. P ASTORE , San Paolo, Cinisello Balsamo (MI), 1993, 67. (8) Ibid., 113. (9) Un grande filosofo del nostro tempo, Jean-Luc Nancy, se ne fa interprete, quando ad es. sottolinea che l’in- contro e la festa hanno un senso proprio in quanto incontro e festa; quando cioè, in certo modo, non hanno un (altro) senso ( Prendere la parola , tr. di R. B ORGHESI e C. T ABACCO , postf. di F. E RMINI , M ORETTI E V ITALI , Bergamo, 2013, 224-225).

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