Maggio-Giugno-2014

LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXI - Numero 5-6 - Maggio-Giugno 2014 8 SILENZI E BUGIE SUL FUTURO ECONOMICO DELL’EUROPA E DELL’ITALIA Federico Matteoda, Collaboratore dell’UCIIM in corsi di economia rivolti a docenti e studenti L e ultime settimane della campagna elettorale per le elezioni europee sono state caratterizzate, per quanto ri- guarda l’economia, non solo (come al soli- to) dal silenzio su questioni cruciali e da nu- merose bugie, ma soprattutto da giudizi, quasi universalmente condivisi, sull’ austeri- tà imposta dall’Europa (vale a dire dalla Germania) come causa principale del pro- lungarsi della crisi economica e del conse- guente aumento della disoccupazione; da ciò l’esigenza, per l’Italia e per molti altri Paesi, di «battere i pugni sul tavolo» per ot- tenere un allentamento dei vincoli stabiliti dal fiscal compact , ottenere cioè la facoltà di accrescere il deficit di bilancio annuale (al prezzo dell’aumento del debito pubblico complessivo) allo scopo di realizzare il ri- lancio degli investimenti pubblici e la ridu- zione del carico fiscale sulle imprese e sul lavoro, in modo da riavviare la crescita eco- nomica e l’occupazione. Più volte la rivista si è occupata della si- tuazione economica dell’eurozona dopo la crisi iniziata nel 2011, ma poiché scopo del- l’Uciim è mettere a disposizione degli inse- gnanti informazioni utili per fornire agli stu- denti un credibile punto di vista sul futuro che li attende, si ritiene di approfondire ul- teriormente alcuni temi per meglio delinea- re una prospettiva realistica, mostrando l’inconsistenza degli argomenti che i politici e i media hanno utilizzato per raccogliere consensi da un elettorato disinformato. Mi riferirò soprattutto alla situazione dell’Italia, ma la valutazione del ruolo e dei limiti dell’austerità, bersaglio privilegiato degli antieuro, valgono anche, pur con i ne- cessari distinguo, per gli altri Paesi più gra- vemente colpiti dalla crisi: Portogallo, Spa- gna, Grecia e Irlanda. 1 - a) Le esportazioni italiane vanno mol- to bene e non hanno quindi bisogno di so- stegno. b) La ripresa della crescita è impedita soltanto dal ristagno del mercato interno: è quindi necessario accrescere il potere d’ac- quisto dei salari e delle pensioni per rilan- ciare i consumi. Fra tutti i falsi luoghi comuni, sono que- sti i due più universalmente diffusi nel no- stro Paese. Vale la pena di esaminarli atten- tamente. 1/a - Considerando complessivamente il settore manifatturiero, dal 2007 (inizio del- la crisi mondiale) alla fine del 2012, l’Italia ha aumentato l’attivo commerciale (cioè la differenza tra le esportazioni e le importa- zioni ) di 21 miliardi di euro, più della Ger- mania, che lo ha aumentato di 7 miliardi. Ma ciò non per merito della forza delle esportazioni (che sono invece calate del 5%), ma per la forte riduzione (-14%) delle importazioni, causata dalla crisi; questa ri- duzione ha più che compensato il calo delle esportazioni, consentendo all’attivo com- merciale di crescere. In Germania invece le esportazioni sono aumentate (anziché dimi- nuire come da noi), ma, a differenza dal- l’Italia, sono aumentate anche le importa- zioni, e quindi l’attivo commerciale è stato minore. Il calo dell’export è ovviamente dovuto al calo della competitività , cioè all’aumen- to dei costi di produzione e quindi del prez- zo finale delle merci. L’esatta misura della competitività di un Paese è data proprio dall’aumento o dalla diminuzione delle sue esportazioni sul mercato globale. Inoltre la competitività va misurata anche nel settore dei servizi, nel quale l’Italia, pure in questo caso, si colloca tra i Paesi europei meno ef-

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