Maggio-Giugno-2014

9 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXI - Numero 5-6 - Maggio-Giugno 2014 ficienti. Ed è a causa della scarsa competi- tività che l’Italia ha sfruttato solo parzial- mente la crescita dei Paesi emergenti, au- mentando le esportazioni di beni e di servizi meno di altri Paesi europei. 1/b - Prima di esaminare il tema della ne- cessità di aumentare il potere d’acquisto dei cittadini, vanno fatte tre premesse, ne- cessarie per una visione realistica dell’at- tuale momento. 1- Sono improponibili le comparazioni, che invece continuamente vengono fatte, tra i salari italiani delle diverse categorie di lavoratori (operai, impiegati, insegnanti, di- pendenti pubblici in genere, ecc.) e i salari delle corrispondenti categorie in alcuni Pae- si europei. Ciò che viene trascurato è il fat- to che in Italia lo sviluppo economico è arri- vato tardi rispetto ai grandi Paesi con i quali di solito si fa il confronto (Fran- cia, Germania, Gran Bretagna): il nostro capitalismo è debole, le impre- se, con poche ecce- zioni, sono fragili, ed inoltre l’Italia è totalmente priva di materie prime , scarseggiano anche le pianure fertili, e siamo quindi co- stretti a importare gran parte di ciò che consumiamo (anche per nutrirci) o che trasformiamo per riesportarlo. Quindi ha poco senso (mal- grado sia umanamente comprensibile) pre- tendere lo stesso tenore di vita dei Paesi dall’economia più solida. Naturalmente un Paese può supplire all’assenza di materie prime investendo nella ricerca scientifica per produrre, con continuità , nuovi brevetti e quindi nuove merci, nuovi servizi e nuovi metodi produttivi, che permettono per al- cuni anni (fino a quando non vengono imita- ti) di esportare realizzando utili elevati, che consentono la difesa dei salari e del te- nore di vita del Paese. Ma gli investimenti in ricerca non hanno un immediato ritorno elettorale, e tutti i governi che si sono al- ternati li hanno trascurati. 2- Già trent’anni fa il crescente trasferi- mento di attività produttive dai Paesi ricchi di antica industrializzazione ai Paesi del Terzo mondo, alla ricerca di minori costi di produzione, trasferimenti resi possibili dai fattori tecnologici, politici e demografici nel cui insieme consiste la globalizzazione (1), aveva reso evidente l’ inevitabilità di un graduale impoverimento relativo dei Paesi ricchi, a causa della concorrenza di quelli emergenti. Ma nessun politico europeo ha avuto il coraggio di comunicare ai cit- tadini questo fatto, i media hanno ta- ciuto, e gli econo- misti ne hanno scritto soltanto su pubblicazioni spe- cialistiche. In molti Paesi, tra i quali so- prattutto il nostro, la politica ha cer- cato di mantenere inalterato il teno- re di vita accre- scendo di anno in anno il debito pubblico . 3- È necessario ridurre drastica- mente il carico fi- scale su tutte le imprese (dal piccolo nego- zio alla grande industria); ricordo il concet- to di Total tax rate (Ttr), che include tutti gli oneri, diretti e indiretti, sopportati da ciascuna impresa a vantaggio dei più diversi enti pubblici: comprende, ad esempio, gli oneri sociali a carico dell’impresa per cia- scun dipendente, le tasse sugli immobili, le numerose tasse prelevate dalle Regioni, (1) I sei fattori costitutivi della globalizzazione sono analizzati in un lavoro su internet: si veda www.uciimtorino.it > economia internazionale > globalizzazione, no global, ecc., capitolo I, par. 1.

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