Maggio-Giugno-2014

LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXI - Numero 5-6 - Maggio-Giugno 2014 42 problemi neu- rologici e spesso sono molto intelli- genti. La scrittura disgrafica è una scrittura che impedisce di liberare le emozioni e di comunicare su un piano intel- lettuale ed affettivo, perché non è così ra- pida da seguire il ritmo del pensiero, così leggibile da poter assolvere alla funzione di comunicazione. Si può anche definire una scrittura mala- ta e molto sofferente, un’anomalia del mo- vimento corsivo. Le lettere si susseguono senza essere veramente legate, spesso sono illeggibili, frammentate, mal differenziate. Il bambino fatica a gestire lo spazio del fo- glio: non rispetta i margini, lascia spazi ir- regolari tra una parola e l’altra, non rispet- ta la dimensione delle lettere, non tiene il rigo di base. Spesso, nell’esecuzione, le let- tere sono costruite in direzione inversa, il gesto è stentato e poco scorrevole. Mentre scrivono, molti bambini lamentano sudora- zione, dolori alle spalle, al braccio, alla ma- no imputabili a una tensione muscolare do- vuta ad ansia e disagio. Eccone alcuni esempi: La prevenzione Per prevenire o ridurre le difficoltà illu- strate, possiamo ripercorrere il cammino del bambino fin dall’ingresso della scuola primaria. L’apprendimento della scrittura per gli alunni della scuola primaria è un’attività nuova, difficile, astratta e complessa e, perciò, può causare qualche iniziale diso- rientamento. Attualmente, l’insegnamento del gesto grafico non è previsto nel programma sco- lastico italiano, come invece accade in altri paesi, come in Inghilterra ad esempio. Un tempo le pagine di «bella scrittura» erano un esercizio quasi quotidiano nella «vec- chia» scuola elementare e rigidi parametri imponevano una calligrafia fin troppo accu- rata e perfetta ma impersonale; oggi, al contrario, la didattica del gesto grafico è trascurata, a vantaggio di una certa spontanei- tà e libertà di espressione ne- gli allievi. L’insegna- mento della scrittura, - il ge- sto, il movimen- to -, non do- vrebbe essere secondario ri- spetto alla sin- tassi, all’ortografia, alla necessità di «scri- vere correttamente», ma andrebbe affron- tato serenamente, nel rispetto dei tempi e dei ritmi di ciascuno. Regole precise, rigore e sistematicità vanno stabilite fin dall’ini- zio, tenendo sempre presente che la matu- razione dei prerequisiti per l’apprendimen- to della letto–scrittura è diversa da bambi- no a bambino. È per questa ragione che di- venta necessario «educare» prima di «rie- ducare»: prevenire l’insorgere di certi di- sturbi, insegnare fin da subito il gesto gra- fico correttamente eviterà, in seguito, l’at- tivazione di interventi di recupero. In particolare è necessario: 4 continuare a dare indicazioni precise ri- guardo alla postura e all’impugnatura più funzionali alla scrittura manuale; 4 insegnare i movimenti che portano alla realizzazione delle «forme» della scrittu- ra corsiva e non viceversa; 4 dare alcuni suggerimenti particolari che agevolano la scrittura dei mancini (es.: foglio inclinato a destra, mano scrivente sotto il rigo); 4 in caso di incertezza prolungata nella «scelta» della mano scrivente, incorag- 13 anni III anno sc. secondaria. Cattiva gestione dello spazio, for- me poco definite, lettere atrofiz- zate, righe molto discendenti. 10,5 anni, V anno scuola primaria, mancino. Molto lento, ha impiegato 5 minuti per scri- vere queste righe. Nella scrittura si eviden- ziano difficoltà di collegamenti tra le lette- re, irregolarità di dimensione e zone mal differenziate 12 anni III anno sc. secondaria. Il- leggibilità, forme destrutturate e inadeguate, assenza di collega- menti e vari addossamenti

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