Maggio-Giugno-2014

LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXI - Numero 5-6 - Maggio-Giugno 2014 40 LA DISGRAFIA: DIFFICOLTÀ E DISTURBO DI APPRENDIMENTO Marcella Nusiner, Presidente A.E.D. - Associazione Europea Disgrafie Q uando si parla di difficoltà scolastiche è molto importante distinguere le dif- ficoltà di apprendimento (D.A.) dai disturbi di apprendimento (DSA), termini che oggi sono spesso usati indifferentemen- te, mentre, invece, rappresentano delle re- altà del tutto diverse. Uno studente italiano su cinque incontra nella sua vita scolastica difficoltà nell’ap- prendere una determinata disciplina (D. Lu- cangeli e altri – L’apprendimento difficile) e ciò rende necessario una conoscenza e for- mazione più approfondita da parte delle fi- gure di riferimento per poter prevenire, va- lutare, recuperare là ove necessario. La legge 170 del 2010 e le linee guida del 2011 parlano di «un approccio educativo che do- vrebbe dar modo di individuare strategie e metodologie di intervento correlate alle esigenze educative speciali verso una scuola sempre più inclusiva ed accogliente». Le D.A. sottendono la fatica di un bambi- no a fornire prestazioni adeguate all’età e alla classe che frequenta. Esse sono il risul- tato di diversi fattori personali (stile di vita, motivazione, errori di tipo pedagogico) o contestuali (fattori socio culturali, ambien- tali, familiari) senza che possano essere ri- condotte a cause specifiche o a quadri clini- ci definiti. Il bambino con difficoltà di ap- prendimento non è affetto da alcuna pato- logia, ma non ha raggiunto le competenze necessarie per poter proseguire con succes- so l’iter scolastico. In sintesi le D.A. riferi- scono a situazioni generiche di problemati- cità che un qualunque studente può incon- trare nel corso degli anni e che possono im- pedire, ostacolare o rallentare il processo di apprendimento. I soggetti apprendono poco, ma potrebbero apprendere in modo adeguato perché hanno le necessarie poten- zialità cognitive di base. Un intervento di recupero e potenziamento ottiene buoni ri- sultati in breve tempo, colma le lacune e normalizza il profilo. I DSA sono invece di natura congenita, neurobiologica, il cui assetto non favorisce l’apprendimento naturale delle varie disci- pline. Questi disturbi sono «presumibilmente legati a disfunzioni del sistema nervoso cen- trale» (National Joint Committee on Lear- ning Disabilities, 1998) «non riparabili in sé», cioè l’obiettivo della riabilitazione non può essere centrato sulla scomparsa del sintomo, ma sulla riduzione della difficoltà. L’OMS nel 1990 accetta la definizione «Specific lear- ning disabilities» come un insieme di disordi- ni di apprendimento raggruppati nelle aree di lettura, scrittura e calcolo, ma che non comprendono in alcun modo disabilità intel- lettive, sensoriali o motorie. Le modalità di apprendere lettura, scrittura, calcolo, sono alterate fin dalle prime fasi di sviluppo. I DSA possono rimanere presenti in tutto l’arco della vita, permanere, cioè, anche in età adulta. Non sono quindi conseguenza di una mancanza pedagogica o svantaggi culturali, ma di anomalie nella elaborazione cognitiva. Il bambino può avere prestazioni scolastiche efficaci in alcuni ambiti e svantaggiate in al- tri, per esempio buone nella area di lettura e inadeguate in quella del calcolo. La scrittura La scrittura, attività propria dell’uomo, strumento personale e atto sociale, assolve a varie funzioni: è necessaria per l’acquisi- zione di alcune conoscenze e la loro tra- smissione ad altri, consente di elaborare un’idea in modo più profondo del linguaggio orale e ricopre una funzione di comunica- zione ad ampio raggio. Comunicazione inte- sa non solo come passaggio di informazione, ma anche come «relazione» e rappresenta- zione di sé. Ma come si evolve nell’uomo questo sofi- sticato processo, che rappresenta la più complessa tra le abilità della mano? Lo sviluppo e l’arricchimento del gesto

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